Nel Serengeti

TANZANIA: la favola di Serengeti

Gruppo Tanzania family

All’ingresso della Ngorongoro Conservation Area

L’Africa rappresenta, nella mente di tutti e non a caso, l’istinto, le passioni, l’emotività. E’ forse per questo che ne siamo tutti attratti e, in maniera differente, un pò spaventati. Inoltre in questo periodo di turbolenze internazionali, c’è sempre qualche riserva a pensare ad un viaggio in Africa.

Ci sono però tanti Paesi nel Continente Nero che sono tranquilli, politicamente e socialmente e possono essere meta di un viaggio anche insieme ai bambini. Ed infatti questa estate, pensando di portare mia figlia Anita per la prima volta fuori dall’Europa, mi è venuto spontaneo pensare alla Tanzania, paese che conosco bene.

I parchi tanzaniani sono tra i più belli al mondo e un safari nel Serengeti è sempre un’esperienza emozionante. Ho cercato dunque di aggregare un gruppo tramite Avventure Nel Mondo, e dopo ferragosto eravamo già in dieci pronti a partire.

Ragazzi…

La scelta della Tanzania è quasi obbligata. Innanzitutto la filosofia dei parchi tanzaniani è quella che preferisco. Mi spiego meglio. In Africa esistono vari tipi di parco nazionale, dove è possibile fare safari fotografici e vedere animali. Ad un opposto stanno i parchi sudafricani, come il Parco Kruger, famosissimo in tutto il mondo. Il Kruger è costituito da una fetta di territorio recintato, con gli animali rigidamente controllati e seguiti, con piani di popolamento che prevedono numeri precisi di animali per le specie più importanti. Se il numero aumenta troppo, gli animali vengono prelevati e trasferiti in altri parchi. Inoltre il parco è attraversato da numerose strade asfaltate che collegano i vari lodges, che condizionano i comportamenti degli animali. Ad esempio è stato osservato che, durante le giornate di pioggia, i predatori si appostano vicino alle strisce di asfalto dove gli ungulati spesso scivolano, segnando così la propria fine.

Il vulcano Oldoinyo Lengai

I parchi tanzaniani, fra tutti quello più famoso è il Serengeti, forse il luogo dove sono girati la maggior parte dei documentari naturalistici che vediamo in tv. Il Parco di Serengeti è formato da un territorio di circa 15.000 kmq, che assieme all’ambiente circostante forma un ecosistema grande il doppio, non recintato e non monitorato in maniera rigida, dove gli animali seguono un movimento migratorio legato alle stagioni che si perpetua immutato da tempo immemorabile. Si tratta dunque di un ambiente molto più naturale ed autentico di quello del Kruger, e questa è la prima ragione per cui lo preferisco.

Leonesse in relax

La seconda è che la quantità di animali che vi si possono vedere è davvero impressionante e, a differenza di riserve come l’Etosha in Namibia, il Kalahari in Botswana, il Hwange in Zimbabwe, si vedono davvero tutti i tipi di grandi mammiferi.

Dunque fatta la scelta per il safari in Tanzania, ho dovuto provvedere a buttare giù un programma.

Ad agosto, la grande migrazione degli gnù, che muovendosi in senso orario alla ricerca di pascoli freschi percorrono il perimetro del parco, poi si spostano in kenya per tornare di nuovo in Tanzania, prevede che i grandi branchi (si spostano due/tre milioni di animali tra gnù e zebre) attraversino il fiume Mara nel nord del parco.

Decido quindi di saltare il Parco di Lago Manyara, pure interessante, ma in secca in quel periodo, per trascorrere due intere notti nel campeggio Lobo nel nord di Serengeti, per arrivare fino al confine con il Kenya nel tentativo di assistere all’attraversamento del fiume di alcuni gruppi di animali.

L’attraversamento del Mara

La scelta poi si è rivelata azzeccata. Ma andiamo per ordine.

Siamo arrivati al Kilimanjaro International Airport con un volo notturno di Turkish Airlines, e con un bus privato ci siamo spostati ad Arusha (la città migliore per organizzare un safari), a circa un’ora di distanza. Abbiamo riposato poche ore e la mattina seguente mi sono incontrato con il nostro corrispondente in Tanzania per definire il programma del giro.

Con la Parks Adventure, abbiamo noleggiato due fuoristrada appositamente preparati per i safari (tetto apribile, sedili comodi, frigorifero a bordo), abbiamo incontrato una persona che avrebbe organizzato le provviste e ci avrebbe preparato i pasti durante tutto il viaggio, abbiamo definito i dettagli dell’itinerario e i luoghi di pernotto.

Fenicotteri al Lago Natron

Ah, dimenticavo di dire che avevamo deciso di portarci tenda e sacco a pelo dall’Italia e di campeggiare invece che pernottare nei lodges, cosa che ci ha permesso di abbattere decisamente i costi. Per un viaggio del genere i costi sono sempre elevati a causa delle tasse di ingresso dei Parchi, fonte di ingresso di preziosa valuta straniera per i governi africani, sempre a corto di risorse finanziarie. Si può anche pensare che pagare 70 US$ al giorno a testa per entrare in un parco e 40 per una piazzola di campeggio sia quasi un furto, ma bisogna pensare che in quei paesi la Natura è una delle poche risorse di cui si dispone e dunque è forse giusto sfruttarla così. Altro discorso è come vengono spese quelle risorse, ma qui si entra in un altro campo…

La piscina degli ippopotami

Siamo riusciti dunque a partire il 18 di agosto verso mezzogiorno e poco dopo le tre eravamo all’ingresso del Parco Nazionale di Tarangire. Il parco è il primo che si incontra sulla strada per Serengeti e vale la pena di un breve safari per prendere contatto con la fauna della savana. I ragazzi a bordo si sono subito lanciati in grida entusiaste alla vista delle prime gazzelle e delle prime zebre e gnù, animali che dopo due giorni, non sarebbero stai degnati più di uno sguardo vista l’abbondanza che quell’ambiente ci offre.

La sera sosta a Mto Wambu, paesino posto in posizione strategica, dove abbiamo piantato le tende nel giardino di un modesto lodge. La cena a base di pesce fritto e verdure cotte è stata gustosissima ed anche i ragazzi hanno apprezzato in pieno.

C’è un leopardo sull’albero: riuscite a vederlo?

A proposito: il nostro gruppo era composto da una coppia di genitori con figli di 8 e 10 anni, una mamma che tre ragazzoni di 14, 17 e 19 anni e io e mia figlia Anita di 11. Gruppo eterogeneo ma affiatato.

Il mattino seguente si parte per la prima tappa davvero interessante: si entra nella NCA (la Ngorongoro Conservation Area), piantiamo la tenda al Ngorongoro Campsite, un campeggio posto proprio sul bordo del cratere omonimo, nel quale scendiamo con il fuoristrada dopo un breve pasto al sacco.

Ngorongoro è una meraviglia della Natura: si tratta di un cratere vulcanico di circa 15 km di diametro, con pareti altre 600 metri, dunque un ambiente protetto e isolato all’interno del quale si è sviluppato un ecosistema proprio, con una concentrazione di animali pazzesca. In pochi chilometri quadrati convivono migliaia e migliaia di grandi mammiferi: elefanti, zebre, leoni, gnù, leopardi, bufali, rinoceronti, scimmie, ghepardi, iene ecc…

La vastità del cratere di Ngorongoro

Entrare nel cratere di Ngorongoro è come entrare nella macchina del tempo: si scende in un’Africa che è ancora quella di migliaia di anni fa, eccezion fatta per le auto che circolano, comunque in numero limitato e che entro le 18 devono assolutamente uscire.

Sul bordo del cratere la sera il freddo si fa sentire (siamo a circa 2.300 metri di altitudine), ma i sacchi a pelo ci proteggono. La notte però sono dovuto saltare fuori per andare al bagno e, girato l’angolo dei bagni, quasi sbatto adosso a una enorme zebre che prima mi guarda con gli occhi illuminati dalla luce della torcia, poi scappa veloce insieme alle sue due compagne. Si perchè sul bordo del cratere capita spesso che, per il sentiero usato dalle auto, salgano animali come zebre, bufali e persino elefanti. A volte anche i carnivori si avventurano e dunque bisogna uscire dalla tenda con circospezione e sempre muniti di torcia elettrica.

Un marabù ospite fisso del campeggio

Dopo l’esperienza della notte sul cratere di Ngorongoro, siamo partiti per entrare nel Parco di Serengeti, che confina con la NCA. La parte meridionale del parco è molto famosa e si chiama Seronera. Qui si trovano tantissimi animali, ed in effetti in un breve game drive intorno all’ora di pranzo, abbiamo visto un ghepardo, un leopardo che sonnecchiava su un albero, ed unn gruppo di una quindicina di leoni stesi all’ombra, a pochi metri dalla nostra auto. Impressionante!

In questa zona fino a giugno si concentrano la maggior parte degli animali, perché in quel periodo i pascoli sono estesissimi e verdi. La savana qui è sconfinata e a perdita d’occhio si possono scorgere branchi di centinaia di migliaia di gnù e zebre che pascolano sulla pianura solo qua e là interrotta da piccole alture di pietra chiamate kopje. Ma in questo periodo la terra è arida, non piove da molti mesi e il colore dominante è il giallo dell’erba secca.

Branchi enormi di gnù e zebre

Proseguiamo dunque verso nord, e arriviamo in serata al campeggio Lobo, molto basico. Una struttura per i bagni (perennemente intasati), una per cucinare e una per mangiare, chiusa con inferriate per proteggersi dai fastidiosissimi babbuini che cercano sempre di rubare qualcosa. Tutto questo appoggiato da un lato ad una roccia sovrastante e dall’altro aperto sulla savana, senza alcuna protezione. Forse si può pensare poco sicuro per via degli animali selvaggi, ma sicuramente la sensazione di essere immersi nella natura è totale. Alcuni ragazzi che stavano lasciando il campo, ci hanno detto che la sera percedente alcune iene si aggiravano intorno alle tende. Ma non si ha notizia che si sia mai verificata alcuna aggressione.

Camping Lobo

Il Lobo è base di partenza per il fiume Mara, che dista oltre tre ore di auto. Fa fatica arrivarci, ma ne vale assolutamente la pena- Lo spettacolo di migliaia di gnù che si gettano in acqua, le madri con i figli di poche settimane al fianco, incuranti delle rapide e dei coccodrilli in attesa, è qualcosa che toglie il fiato per l’emozione. Rimaniamo tutti colpiti da tanta bellezza. Il game drive si conclude in bellezza con l’avvistamento di due ghepardi insieme sotto un’acacia e tre leoni nello spazio di poche centinaia di metri, tutti vicinissimi a noi. Siamo quasi al confine con il Kenya, che raggiungiamo per mettere piede (abusivamente) nell’altro paese africano e farsi una foto di gruppo sul cippo che segna la divisione tra i due stati.

Foto di gruppo tra Tanzania e Kenya

Il ritorno al Lobo ci vede tutti assonnati e stanchi, ma un Serval, felino di taglia media rarissimo e schivo attraversa la strada davanti a noi e ci regala per qualche secondo la vista della sua splendida livrea e delle sue orecchie a punta.

Seconda sera al Lobo, poi il mattino presto affrontiamo una lunga discesa dall’altopiano che conduce fino al lago Natron, attraversando un paesaggio quasi lunare per la sua aridità. Il vulcano Oldoinyo Lengai ci avvisa che siamo quasi arrivati ed infatti dopo qualche altra curva raggiungiamo il campeggio dove sosteremo per la notte. Il posto è splendido, su un’altura e a ridosso di un torrente che fornisce acqua in abbondanza, ed infatti ci sono alberi, ombra, fresco e docce ottime! Abbiamo anche il tempo per una camminata risalendo il torrente, fino ad una cascatella dove un bagno rinfrescante è d’obbligo. In Africa è sempre sconsigliato bagnarsi in acque dolci per la costante presenza di parassiti molto pericolosi, ma qui la corrente è forte, dunque nessun problema.

Trekking al Lago Natron con le guide Masai

Il lago è ricco di fenicotteri, anche se il livello dell’acqua è davvero basso. Ci siamo trattenuti qualche minuto sulle sue sponde, poi ci siamo diretti di nuovo verso Arusha che abbiamo raggiunto la sera del 23 agosto. Il safari è finito.

Il 24 abbiamo deciso di andare tutti insieme al villaggio di N’Giresi, vicino al capoluogo, nell’ambito di un programma di turismo culturale tanzaniano. L’esperienza è interessante, soprattutto per i ragazzi, che capiscono che la Tanzania non è soltanto una specie di zoo a cielo aperto.

In serata ci concediamo una bella cena ino dei migliori ristoranti di Arusha, il Baobab Tree restaurant, prima di recarci in aeroporto per il volo di ritorno.

Otto giorni soltanto, ma molto intensi. Come al solito la Tanzania non delude mai.

Buon viaggio!

 

Informazioni utili per organizzare da soli un safari in Tanzania

Quando andare

Va bene tutto l’anno, ma bisogna tenere conto di alcuni fattori:

  1. Il clima. Le temperature non sono mai eccessivo, poichè il Parco è situato su un altopiano a circa 1800 mt. slm, ma da marzo a maggio piovè almeno la metà del tempo, dunque maggiori disagi e foto più difficili.
  2. L’afflusso turistico. Andare in agosto o per le feste di Natale significa maggiore affollamento, che si traduce in costi più elevati, necessità di prenotare con maggiore anticipo e tante auto in più che inseguono la foto migliore.
  3. La migrazione. Nei vari periodi dell’anno la migrazione degli gnù si sposta trascinandosi dietro gran parte dell’ecosistema di Serengeti, dunque maggiore probabilità di ottimi avvistamenti in località sempre diverse. Un ottimo sito dove studiare i dettagli è questo: http://www.riftsafari.com/serengeti.html

Durata del safari

Ovviamente dipende dal tempo a disposizione e dal budget di ognuno, ma se da un lato non bisogna prevedere pochi giorni, tenendo conto delle distanze e della qualità delle strade, dall’altro non bisogna pensare che più giorni si rest, più bello sarà il tutto. Normalmente per visitare tutte le località più interessanti (Lake Manyara, Tarangire, Ngorongoro, Serengeti, Lago Natron) sono sufficienti 6 notti/7 giorni di safari. Di più per qualcuno può diventare faticoso e ripetitivo, per le notti in tenda, i pasti al sacco, i lunghi spostamenti su strade sterrate, la difficoltà di farsi una doccia calda. Se si vuole risparmiare sul budget, io eliminerei un parco tra Lake Manyara e Tarangire (il primo è più singolare, con i suoi leoni che si arrampicano sugli alberi e la sua ricca avifauna). Del resto si può anche allungare il programma per soggiornare un giorno nella zona del Lago Eyasi, o fare un safari a piedi nei crateri Olmoty o Empakaai. Consiglio sempre di completare il giro in senso orario, e se possibile non tornare indietro da Serengeti, perchè riattraversare la NCA significa pagare di nuovo tutte le tasse di ingresso anche se non si è semplicemente in transito.

Scelta dei mezzi e dei collaboratori

E’ importante prendere delle auto affidabili. Normalmente vengono utilizzate delle Toyota 78 o J79 elaborate sul posto con allungamenti del telaio e adattamento alle esigenze di un safari, tipo tetto apribile e sollevabile, poltroncine comode senza posti centrali ecc…Avere un frigo a bordo risulta sempre molto comodo per conservare meglio il cibo e avere sempre a portata di mano una bibita fresca durante le lunghe giornate calde e polverose.

Gli autisti devono essere esperti, conoscere i posti migliori per avvistare gli animali, avere buone capacità comunicative e disponibilità verso le richieste dei clienti.

E’ altamente consigliato assumere un cuoco, che, per circa 20 US$ al giorno, si occuperà della spesa e di preparare tre pasti al giorno per tutti. Considerate che le giornate sono lunghe, ci si alza presto al mattino e si torna nel pomeriggio, dunque trovare una colazione calda appena alzati, un lunch-box e un tè caldo al rientro è un lusso impagabile. Per gli approvvigionamenti delle provviste, potete fare la spesa in supermercato ad Arusha prima della partenza, oppure potete affidare il compito al cuoco. Una cifra equa si aggira sui 10/15 US$ al giorno a testa per tre pasti, comprese le bevande (acqua).

A fine safari è molto consigliato (quasi obbligatorio) dare una mancia a cuoco e autista, che vengono sottopagati dalle agenzie e dunque fanno affidamento su questo per avere un onorario dignitoso. fate comunque presente qualsiasi tipo di rimostranza.

Referenti

L’agenzia Park Adventures è collaudata, affidabile e pratica prezzi onesti. Può essere contattata per e-mail e rispondono in manierea rapida e puntuale. I suoi riferimenti sono:

 

Parks Adventure ltd – Arusha       New Safari Hotel building – 2nd floor

Boma road – P.O. Box 13793     Tel.  +255 27 2509107     Fax     +255 27 2504008

Cell.     +255 784 400044 (Mr. Don, titolare dell’agenzia)

Sito:    www.parksadventure.com

Mail:    parksadventure@hotmail.com

Mail Mr. Don: ndibalemadj@hotmail.com

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