REUNION: il più esotico dei “mari e monti”

     Come spesso accade, i viaggi dai quali ci si aspetta di meno sono quelli che si rivelano più sorprendenti.

A me e Cristina è successo proprio questo visitando Réunion, una meta scelta con qualche incertezza, vuoi per il limitato tempo a disposizione (una decina di giorni), vuoi per la difficoltà di raggiungerla (è territorio francese, dunque ci si vola solo dalla Francia, con low cost o Air France), ma che si è rivelata senza dubbio una destinazione che può offrire davvero un mondo di opportunità.

Partiamo dunque alla metà di settembre, all’apice della stagione secca, ma già quando le scuole francesi hanno ricominciato il loro ciclo di studi, così da non dover contendere le spiagge, quasi sempre minuscole, a un eccessivo numero di famiglie con bambini.

La scelta della stagione è importante per poter sfruttare le opportunità che l’isola offre, non solo relativamente al turismo balneare, ma anche e soprattutto agli itinerari di trekking possibili.

La magia di Réunion sta tutta in questa ambivalenza: la scelta tra mare e montagna è superata dall’unione dei due ambienti in uno scenario esotico e circoscritto, che offre ai visitatori itinerari a piedi anche impegnativi, paesaggi di alta montagna, luoghi isolati e ameni, a pochi minuti di distanza da spiagge alla moda, luoghi dello shopping, discoteche e vita notturna, ristoranti gourmet di pesce.

Ecco come ci siamo organizzati noi per vedere tutto (o quasi) ciò che l’isola offre.

Voli

     I francesi conservano gelosamente il segreto di Réunion e tendono a non farla diventare una località turistica di massa, al pari della vicina Mauritius (che offre molto meno), e dunque praticamente i voli dall’Europa partono solo dalla Francia. Bisogna dunque affidarsi a Air France oppure a una delle compagnie low cost a lungo raggio che raggiungono l’isola. XL Airways, French Bee, Air Austral, Corsair. Scegliete secondo i prezzi e gli orari che vi tornano più comodi, ma fate attenzione quando prenotate perchè alcune compagnie (ad es. French Bee) non includono nel prezzo esposto i pasti a bordo (e nel caso di un volo intercontinentale non è un fattore trscurabile). Noi abbiamo scelto, per orari, trasparenza e costi, Corsair, e ci siamo trovati piuttosto bene, sia come servizio a bordo che come puntualità e comodità degli aerei (boeing 747 seminuovi).

Noleggio auto

     Atterriamo alla mattina dopo un volo tranquillo e ritiriamo la macchina noleggiata su internet attraverso uno dei tanti siti che comparano le offerte dei vari operatori (ad es. Auto Europe). A questo proposito vale spendere due parole per rendere molto più semplice il nostro soggiorno a Réunion. Noleggiare un’auto di piccola cilindrata costa circa 30 euro al giorno, ma è quasi indispensasbile se si vuole avere l’opportunità di visitare anche gli angoli più remoti dell’isola, non sempre serviti da mezzi pubblici. Inoltre permette di risparmiare tantissimo nei pernotti, perchè con un’auto a disposizione si ha la possibilità di trovare da dormire fuori dalle località di mare più frequentate e più care.

Dunque prepariamo il viaggio noleggiando un’utilitaria per tutta la durata del soggiorno, vista la modica spesa. Nella scelta dell’operatore tenete conto, oltre che del costo, anche dell’indirizzo di ritiro dell’auto. Gli operatori più importanti (Hertz, Avis, Europcar ecc…) hanno sede proprio davanti all’aeroporto, dunque sono estremamente comodi per ritirare e restituire l’auto. Molti altri hanno invece sede lontano dal terminal (generalmente a circa 10/15 minuti di bus) e attendono con navette gratuite davanti all’uscita degli arrivi. Verificate con attenzione.

Réunion Occidentale

     Usciti dall’aeroporto, trovata la navetta e ritirata la nostra auto, abbiamo avviato il navigatore del telefono e ci siamo diretti verso la costa ovest dell’isola, la più frequentata e la più accessibile per le tante belle spiagge che la caratterizzano. E’ in questa zona che è situata la maggior parte dei resort e degli alberghi, in alta stagione superaffollati di turisti francesi, ma a settembre poco frequentata. La viabilità è ottima, con un’autostrada che circonda l’isola a mezza costa, e una strada statale situata più in basso e più trafficata perchè attraversa tutti i paesi.

La prima località che si incontra è Saint Paul, cittadina non troppo affascinante ma dalla quale si può facilmente raggiungere Le Maido, il punto panoramico più importante dell’isola. Questo è un belvedere situato a oltre 2200 mt. di altitudine, sulla costa di un antico cratere, raggiungibile in auto per mezzo di una tortuosa stradina che si inerpica per circa 14 km da Saint paul. Per arrivare a Le Maido bisogna calcolare una buona mezz’ora e pianificare la partenza per arrivare sulla vetta abbastanza presto alla mattina (entro le 8.00) perchè più tardi la vista è sbarrata dalle immancabili nuvole. Il panorama è stupendo, sia sul Cirque di Mafate, all’interno della vecchia caldera, sia verso il mare.

Spiaggia di Trou d’Eau a Le Saline les Bains

Se decidete di andare a Le Maido, potrebbe essere una ottima idea pernottare a Les Hauts de Saint-Paul, lontani dalla confusione della costa in un ambiente tranquillo, con un bel panorama e tanti sentieri per fare le prime escursioni a piedi. Ni abbiamo scelto, seguendo il consiglio della guida Lonely Planet “Mauritius e Réunion” la guesthouse La Caz des Orangers, un alloggio spartano, ma situato in posizione strategica. Necessaria l’auto per arrivarci (e il navigatore) ma il rapporto qualità/prezzo è ottimo. Abbiamo speso circa 25 euro per la camera doppia con colazione (discreta con the, caffè, latte, pane burro e marmellata, frutta) con bagno in comune. A disposizione per 10 euro anche la cena se non si ha voglia di farsi i 7/8 km per tornare in paese.

Continuando verso sud si incontrano Boucan Canot, località di gran moda con un spiaggia piccola ma molto ben tenuta, orlata da una minuscola passeggiata con ristoranti sul mare e negozi di moda. Alloggiare qui costa molto di più che in altre parti meno di tendenza. I resort e gli alloggi si susseguono quasi senza soluzione di continuità in questo tratto di costa. St.Gilles les Bains, l’Hermitage les Bains, La Saline les Bains sono tutte località che meritano la sosta se l’obbiettivo è quello di un tuffo in mare (sempre protetti da reti antisqualo), ravvivare la tintarella o farsi una mangiata di pesce tranquillamente seduti in riva al mare.

La spiaggia di Boucan Canot

Noi ci siamo concessi il lusso di un albergo a La Saline, solitamente fuori dal nostro budget, perchè abbiamo trovato una buona offerta dell’Hotel Swalibo, (95 euro senza colazione), un piccolo albergo con piscina con camere graziose e posizionato a circa 300 mt. da Plage de Trou d’Eau, la spiaggia cittadina molto affollata nei week-end. Per la colazione, ci siamo arrangiati nella vicina boulangerie.

La zona di St.Gilles les Bains è anche ottima come base di partenza per una uscita in barca per vedere le balene, che durante tutto l’anno stazionano nei fondali prossimi alla costa di Réunion e che in alcune occasioni si lasciano avvicinare. Chiedete in giro agli operatori per orari e prezzi. Generalmente una uscita di un paio d’ore (ne fanno anche 3 al giorno) costa sui 30 euro a persona. Noi abbiamo contattato Le Grand Bleu, che si sono dimostrati puntuali e affidabili.

I Cirques

     La costa prosegue verso sud-est in un alternarsi di spiaggette, resort, paesi affollati e traffico intenso, ma comunque piuttosto uniforme, con il mare che scorre alla destra e le imponenti pendici del vulcano che domina la vista alla sinistra, finchè si arriva a Saint-Louis, che pare uno dei tanti paesi attraversati, anche se un pò più grande e un pò più anonimo. Chi si ferma qui è generalmente perchè a St.Louis si devia verso l’entroterra per raggiungere l’accesso al Cirque de Cilaos, una delle attrazioni più straordinarie di Réunion e uno dei motivi per cui vale la pena di arrivare fino qui. Saint-Louis è una città brutta e anonima, ma autentica, culla della cultura Tamil di Réunion, e noi abbiamo soggiornato qui più notti durante il nostro vagabondare per l’isola. Ci sono moltissimi bed & breakfast, ma Chez Gilou è gestito da una coppia gentilissima che vi farà anche risparmiare se contattata direttamente. Le stanze sono accoglienti e la colazione veramente super per circa 48 euro a cameraa (doppia). Si trova a La Riviere, un sobborgo di Saint-Louis distante dal mare circa 6/7 km.

La cena (sempre difficile trovare un buon locale a Réunion, vista l’abitudine dei locali di utilizzare cibi da asporto), ce la siamo trovata in un delizioso paesino di mezza montagna, Entre-Deux,  a una decina di chilometri, “La Vavangart”, a metà tra il club di artisti e il ristorante gourmet, ma con un menu decisamene attraente e prezzi centrati.

Da Saint-Louis si imbocca la strada per Cilaos, e dopo circa un’ora e innumerevoli tornanti sempre più ripidi, ci si rende conto di essere arrivati all’interno di un enorme catino dove le pareti che ci circondano sono quelle di uno dei tre famosi “Cirques” di Réunion. Questi sono i resti di un immenso vulcano le cui camere magmatiche, collassando, hanno dato origine a quello che adesso è l’ambiente incredibile che caratterizza l’isola ed è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Cilaos si adagi sul fondo di uno di questi tre “catini” ed è il punto di partenza ideale per le escursioni all’interno. Qui si trova una grande varietà di alloggi, ristoranti, terme, musei, agenzie e tutto ciò che ci si aspetterebbe di trovare in un paese delle Alpi, mentre invece siamo in mezzo all’Oceano Indiano. Se si vuole spendere poco, il B&B “‘Ti Case en l’Air” (ticasenlair@gmail.com – 14, rue Victorine Séry 0692232910) è l’ideale. Il proprietario, Emanuel, è un tipo dinamico e simpatico che può dare valide informazioni sull’organizzazione dei trekking da fare con partenza Cilaos.

Oltre al Cirque de Cilaos, ci sono il Cirques de Salazie e il Cirque de Mafate da visitare. A Mafate addirittura si può arrivare soltanto a piedi: noi abbiamo deciso di partire da Cilaos per un breve ma molto impegnativo trekking di 3 giorni che attraversasse tutti e tre gli scenari. Naturalmente è un itinerario che potrebbe essere portato a termine anche in 5/6 giorni con delle deviazioni e tappe più brevi, ma noi avevamo nove giorni in tutto…

Il trekking dei Cirques

Segnaletica nei pressi del rifugio della Caverne Dufour che indica la cima del Piton de Neige

1° giorno

     Lasciamo dunque Ti case en l’air per andare a prendere iil sentiero GR R1, che sale verso il Piton des Neiges, la cima più alta di Réunion, con i suoi 3071 metri slm. L’imbocco del sentiero è qualche chilometro fuori da Cilaos, località Le Bloc, ma si può aspettare il bus che porta alle terme e poi prosegue nel suo giro del Cirque che si ferma proprio davanti all’imbocco del ripido sentiero. Partiamo, a causa di un contrattempo, alle 7,40 e i primi 4,5 km sono tutti ripidi ma si percorrono bene in meno di tre ore. Arriviamo dunque alla Gite de la Caverne Doufour, il rifugio situato sul crinale, verso le 10,30. Da qui si devia verso nord per andare verso la vetta del

Gite de la Caverne Dufour

Piton Des Neiges, dunque chiediamo se al rifugio hanno posto per la notte. La risposta è negativa (al rifugio non cìè MAI posto per la note se non si prenota, e in ogni caso è NECESSARIO prenotare con anticipo). Decidiamo dunque di proseguire verso Hell Bourg, perchè il tracciato è più impegnativo di quanto pensassimo e non vogliamo affrontare una discesa ripidissima e scoscesa cn il buio. A malincuore rinunciamo alla vetta del Piton e ci muoviamo verso Cap Anglais, il bivio sul crinale dal quale poi inizia la discesa vera e

Il Cirque de Salazie visto da Cap Anglais

propria verso il Cirque de Salazie. Ci vuole oltre un’ora e mezza per percorrere meno di tre chilometri in leggera pendenza negativa, ma su un terreno estremamente sconnesso, fatto di pietra vulcanica che, con la pioggia, può diventare davvero molto pericoloso. Da Cap Anglais sono circa un chilometro e mezzo di discesa che in alcuni tratti afffrontiamo con le tecniche di disarrampicata che ci richiedono quasi 4 ore di tempo, vista la stanchezza che si era impadronita di Cristina, non abituata allo zaino da più giorni. Arriviamo a Hell Bourg esausti, ma il paesino è minuscolo e molto carino, anche se appena scende l’oscurità, si desertifica. Ci concediamo un

Hell Bourg

buon hotel, il Relais des Cimes, (82 euro doppia e colazione), bello e confortevole, ovviamente molto silenzioso (a meno che qualcuno non si metta a chiacchierare ad alta voce nel giardino sotto la finestra della vostra camera!). Vale la pena provare anche il ristorante, cucina genuina e abbondante.

Totale 1° giorno: 8h,2o’ di marcia per un totale di soli 9 km. con circa 2400 metri di dislivello totale.

Cap Anglais

2° giorno

     La mattina a Hell Bourg ci dirigiamo al locale ufficio del turismo e prenotiamo una camera per la sera a La Nouvelle, nel Cirque de Mafate. E’ un’operazione altamente consigliata perchè nei Cirques, molti degli alloggi sono gestiti dallo Stato e si prenotano attraverso il circuito degli Uffici del Turismo, visto anche il notevole afflusso di visitatori dediti al trekking in stagione secca. Prendiamo dunque un bus che ci porti nei pressi del Col de Boeuf, punto panoramico (ma arrivateci la mattina pretso, perchè dalle 11 in poi c’è sempre nebbia), da dove parte il sentiero per La Nouvelle. Il bus ci porta prima a Salazie, il centro più importante del Cirque omonimo, poi cambiamo e dopo 10 minuti ripartiamo per Grand Ilet, (altro paesino di montagna delizioso, varrebbe un pernotto), proseguiamo fino alla località Le Beliet, da dove ci sono ancora alcuni chilometri di asfalto che due gentili francesi ci risparmiano con un passaggio in auto. Al Col de Boeuf siamo sul crinale che divide il Cirque de Salazie dal Cirque de Mafate, dove si accede solo a piedi. Ci incamminiamo su un bel sentiero molto ben tenuto, con scalini in legno e passerelle, che ci porta a La Nouvelle dopo quasi 5 km e due ore di marcia. La Nouvelle è un posto da fiaba. Siamo all’intero della caldera del vulcano, in mezzo ad una vegetazione rigogliosa ed a pareti scoscese che si innalzano a picco tutto intorno.

Rifugio a La Nouvelle

     La sensazione di isolamento è evidente, e solo pochi rumori si sentono intorno, L’abbaiare di un cane, i colpi di un martello, grida di bambini. Eppure siamo a meno di dieci km in linea d’aria dalle spiagge più affollate dell’isola e dalla sua scintillante vita notturna! Ma è bello così. In tarda mattinata l’atmosfera è resa ancora più surreale dalla nebbia che immancabilmente cala sul villaggio e rende tutto più ovattato e lento. Il villaggio è composto da poche case, qualche rifugio, qualche negosietto, un panificio ed una piccola scuola. Ci rilassiamo insieme ad altri viaggiatori gustandoci una cena a base di piatti locali, con materie prime quasi tutte trasportate in elicottero. Eh sì, perchè il villaggio ha contatti commerciali con il mondo esterno solo attraverso glòi elicotteri che durante le ore di migliore visibilità fanno la spola con la costa.

Il Cirque de Mafate visto dal Col Du Taibit. Al centro La Nouvelle

Totale 2° giorno: 2h di marcia per 5 km. di marcia. Cira 500 mt. di dislivello in discesa. Circa 20 km di bus.

3° giorno

     La Nouvelle al mattino ci regala una bellissima giornata. Ci alziamo presto, ma non prestissimo, colazione abbondante e poi via verso il villaggio di Marla, a circa 1h,30′ e 5 km da La Nouvelle. Il terreno è accidentato, l’incedere faticoso, l’andatura più lenta del nostro solito. Arriviamo alle 10 a Marla, paesino situato in una spianata priva di alberi alla base del Col du Taibit, che dovremo affrontare per scavalcare il crinale che ci divide dal Cirque de Cilaos.

Marla vista dalla salita al Col du Taibit

     Ci fermiamo per una breve sosta, poi su in salita, faticosamente, ma con un paesaggio che diventa via via più bello man mano che lo sguardo spazia sul magnifico Cirque che ci lasciamo alle spalle. In cima al colle pranziamo con un panino, poi giù in discesa, ripida come al solito per arrivare sulla strada asfaltataqualche chilometro a nord di Cilaos. Aspettiamo un pulmino che raccoglie i camminatori che scendono dai vari sentieri e li riporta in centro in paese. Troviamo la nostra piccola vettura e in un’ora o poco meno sima di nuovo al mare. Pazzesco!

Vista del Cirque de Cilaos (e di Roberto e Cristina) dal Col du Taibit

 

                                                                                           Totale 3° giorno: 5h,20′ di marcia per un totale di quasi 11 km e circa 2.000 metri di dislivello.

Piton de la Fournaise

     Nei giorni di fine settembre del nostro soggiorno a Réunion, abbiamo anche avuto la fortuna di apprendere che il vulcano dell’isola ancora attivo era in eruzione. Il Piton de la Fournaise è un’altra, straordinaria attrazione di questi luoghi. Il grande pianoro lavico che si attraversa per raggiungere le sue pendici è di una bellezza drammatica e straordinaria. E’ anche possibile salire fino sull’orlo del cratere con una camminata di circa 5 ore a/r, ma ovviamente solo se le condizioni di sicurezza lo consentono. C’è anche un rifugio dove dormire, per chi vuole trascorrere più tempo in questo paesaggio lunare, ma secondo me la gita giornaliera è sufficiente. Ci si arriva attraversando la Plaine des Palmistes (una spianata che sale dolcemente verso il vulcano, con una vegetazione rigogliosa e un clima costantemente fresco e umido), provenendo da nord oppura da Saint Pierre con una strada di montagna tortuosa e in salita di una quarantina di chilometri. Le distanze a Réunion sono sempre contenute. Arrivati vicino al cono vulcanico, noi abbiamo fatto una camminata di un paio d’ore, al calar della sera, alla base del cratere per vedere la bocca eruttiva in azione. Bello spettacolo.

     Tornando a Saint Pierre, ci siamo fermati a Bourg Murat, paesino di montagna dove ha sede un interessante museo dedicato al vulcano e una serie di ristorantini dei quali il “QG” è assolutamente da provare per la qualità delle portate, proposte dallo chef reunionese André e servite dal simpaticissimo senegalese Abdou.

Il Sud Sauvage

     Le spiagge superattrezzate di Réunion per famiglie e gruppi, finiscono a Saint-Pierre. Se si va oltre si può scoprire una’isola ancora più autentica e meno sfruttata. La costa diventa senza dubbio meno fruibile, con spiagge sempre più piccole e scogliere difficilmente accessibili, ma la singolarità del paesaggio e i piccoli borghi che si possono visitare, valgono certamente la pena di un giro lungo in macchina. Le spiagge sono più rare, ma non mancano e sono sicuramente più suggestive.  Plage de Grande Anse è molto popolare tra i locali che nei week-end la affollano per gli immancabili pic-nic. A Saint-Joseph (Saint Jo per gli amici), se si ha la pazienza di cercare un pò e di camminare per cinque minuti,  si arriva ad una piccola ma bellissima spiaggia di sabbia nera isolata e suggestiva. Poco dopo l’ingresso in città, dopo la prima rotatoria, si gira a destra e dopo un cinquecento metri si lascia l’auto in un parcheggio vicino ad uno skate park in disuso. Si cammina per cinque minuti sulla destra e lì trovate la spiaggia. Ottima per una sosta e una passeggiata. Il Puits Arabe segnalato dalle guide non vale granchè se non come testimonianza storica, ma è situato lungo la strada e comunque è interessante passeggiare sulla colata lavica che lo ha sfiorato giungendo fino al mare.

Spiaggia di sabbia nera a Saint Joseph

     Superata la punta sud-est dell’isola, dopo pochi chilometri il paesaggio cambia improvvisamente. Si entra in una zona di terreno scurissimo che in alcuni tratti comincia ad essere punteggiato di vegetazione a trati sempre più rigogliosa. Siamo entrati in quello che i francesi chiamano il Grand Brulè, un tratto di 8/10 chilometri di colate laviche che si sono sovrapposte scendendo dal Piton de la Fournaise e sono giunte fino al mare, travolgendo tutto ciò che incontravano sulla loro triettoria (compresa la strada asfaltata che spesso viene chiusa in occasione delle eruzioni più violente).

     Superato il Grand Brulè, una sosta per pranzo all’Anse des Cascades vale sicuramente la pena. Si tratta di un’insenatura dove si gettano due piccole cascate e dove l’accesso al mare è orlato da un boschetto di palme che assicura fresco e ristoro. Si può anche scegliere tra due ristorantini, uno con buona offerta di piatti di pesce invitanti ma a prezzi elevati, l’altro più popolare propone invitanti panini imbottiti giganti e un vasto assortimento di frutta e frullati.

 

Conclusioni

     Insomma, Réunion offre molto. Gli scenari montani sono straordinari, singolari e affascinanti. Si può camminare in quota e addentrarsi un luoghi assolutamente isolati dal traffico e dall’inquinamento. Contemporaneamente, appena aldilà della parete di roccia che delimita l’orlo del cratere, si trova la pianura dove la vita scorre frenetica, tra bagni di mare, immersioni, gite in barca, ma anche vita notturna, ristoranti alla moda e negozi di lusso. E poi paesini di montagna, terme, vulcani, paesaggi bucolici e selvaggi. Il tutto racchiuso in un’isola piccola e affollata, in mezzo all’oceano indiano ma dove si parla francese, si paga con l’Euro e si telefona con le tariffe italiane per via del roaming europeo. In più non servono visti e neanche il passaporto!

     Buon viaggio a tutti!

INFORMAZIONI PRATICHE

    Per organizzare  qualsiasi cosa a Réunion, è assolutamente imprescindibile consultare il sito dell’Ufficio del Turismo di Réunion, fonte completissima di informazioni, soprattutto nella sua parte “planifier” che riporta un facile vademecum per scegliere gli itinerari di trekking in base alla difficoltà e alla lungheazza, e di prenotare i rifugi relativi.

     Il periodo migliore per andare a Réunion secondo me è quello che va da settembre a novembre. Il clima è ottimo, caldo ma non troppo, e secco e il mare è generalmente calmo. Benissimo per la spiaggia e i trekking, ma non troppo affollato perchè le vacanze estive sono finite e si può beneficiare di sconti in alberghi e B&B. Anche aprile e maggio non sono male, ma spesso il periodo di Pasqua è molto affollato.

     L’alta stagione va da dicembre a gennaio e, sebben il clima sia ottimo, i prezzi sono ovunque più alti e bisogna prenotare con largo anticipo. La bassa stagione tra febbraio e marzo è da evitare perchè periodo di forti piogge .

     Per chi vuole pianificare un trekking, un consiglio utile è quello di non fidarsi delle distanze. L’altimetria di Réunion è molto impegnativa, ma è anche il terreno particolarmente sconnesso a fare la differenza in certi tratti. Dunque calcolate i tempi previsti di percorrena con un certo margine. L’attrezzatura deve essere di buona qualità e soprattutto gli scarponi devono avere una suola molto rigida per evitare dolori alle piante dei piedi dovuti al terreno molto sconnesso. Indispensabili i bastoncini da trekking. Partite sempre la mattina presto perchè nei Cirques in tarda mattinata cala la nebbia e l’umidità sale molto, nonchè la possibilità di fare belle foto scompare.

      Non serve passaporto per Réunion, la valuta è l’euro e si può telefonare e accedere a internet con la propia scheda SIM senza costi aggiuntivi, ma assicuratevi con il vostro operatore che Réunion si inclusa nel piano tariffario del roaming europeo. TIM la include, ma ad esempio altri operatori come Tre, non sono trasparenti su questo. Per chiamare numeri locali ricordatevi di togliere il 262 iniziale, che è il prefisso dell’isola.

     I pernotti sulla costa in albergi di buon livello, sono generalmente costosi, ma si può risparmiare molto, specialmente in bassa stagione, pernottando appena in collina, in B&B (ce ne sono moltissimi) che sono disponibili a sconti se si evita di ricorrere a mediatori come Booking che impongono commissioni molto alte.

     Ricordatevi anche che è abitudine dei Reunionesi mangiare al Take-away, dunque in alcune località meno turistiche, si può fare fatica a trovare ristoranti aperti durante la settimana durante la sera. Organizzatevi in anticipo.

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