MAURITANIA: appunti di viaggio: da Arezzo a Chinguetti e ritorno

SBARCO A TANGERI

Dopo due giorni di “grande nulla” in navigazione, avevamo messo in conto almeno un paio di ore di ritardo per il mare agitato ed altrettante per le pratiche doganali. Ma non ci aspettavamo uno sbarco così all’insegna del caos totale, con auto incastrate, uscite in retromarcia, imprecazioni e ingorghi. Né tanto meno ci immaginavamo doganieri che raccolgono alla rinfusa documenti tra le auto e poi, a caso, dopo controlli assurdi, si mettono a cercare i rispettivi proprietari in mezzo al caos dei mezzi in attesa…Diciamo che ci è servito a capire il concetto di “entropia”…Nonostante ciò, a mezzanotte, avevamo già raggiunto un fiabesco alberghetto/camping alla periferia di Marrakech, a 600 km da Tangeri… 

MIRLEFT

Prima cena in autonomia (pasta alla bottarga fresca!!) a Mirleft, nel sud del Marocco. Domani sera saremo già nel “Saharawi”, ostinata (auto-proclamata) Repubblica che da decenni lotta, guidata dal Fronte Polisario, per ottenere l’indipendenza promessagli negli anni ’60 dall’ONU..

Domani sosta a tam tam, terzo porto peschereccio del Marocco

MULTA NEL DESERTO

Stavamo proprio commentando come fosse andato tutto liscio ai posti di blocco e con la polizia quando, nel bel mezzo di un infinito stradone in mezzo al deserto, frequentato solo da dromedari e rari camion, il radar ci ha intercettato. Risultato:il nostro primo verbale per eccesso di velocità nel deserto…..

TARFAYA, LA CITTA’ DI SAINT EXUPERY

Dopo una breve sosta a Tarfaya, cittadina in cui visse il pilota/ scrittore Saint Exupery che proprio qui trasse ispirazione per il “Piccolo principe”, abbiamo deciso di dormire in mezzo a un deserto pietroso vicino a El Ayoune (capitale del Saharawi). Cielo illuminato da migliaia di stelle, silenzio irreale e vento costante:di più non si può chiedere..ps Roberto oggi ha riscosso successo con il suo tatuaggio che qui interpretano come omaggio al Marocco…

DAKHLA

Avremmo voluto trascorrere due giorni di relax in un bel posto ma, complice il vento “modello bora di Trieste” e un hotel solo apparentemente confortevole, la sosta a Dakhla si sta rivelando tutt’altro che rilassante… (a causa di una finestra a cui mancano 5 cm per potersi chiudere, stanotte avevamo più vento che in tenda ma più rumore che in un centro città europeo…). Per me che amo l’Africa delle savane popolate dagli animali dei miei sogni infantili, l’Africa dei piccoli villaggi dai ritmi lenti e dei deserti silenziosi, ogni tappa nei centri urbani (ben che vada sempre rumorosi, caotici e poco puliti) si conferma sempre fonte di stress…ps e poi, stamane che sono di cattivo umore, mi chiedo: ma perché mi date sempre questi mini bicchierini di tè con blocchi di zucchero esagerati pro-diabete???? 

LE COIN DU CHAMEAU

Titolo del menù:”Le coin du chameau”, l’angolo del cammello….E così è andata:abbiamo “cenato a cammello”!! Oggi, dopo un’abbondante colazione marocchina, partenza verso il confine con la Mauritania, che non gode di una buona fama…A dir il vero, non solo la frontiera evoca inquietanti aneddoti: qui in Marocco pare abbiano una pessima  opinione dell’intero Paese confinante (in cui noi siamo stati nel 2012, ma velocemente a causa della guerra nel vicino Mali)..La notte comunque è prevista a Nouadhibou, prima nostra tappa mauritana!ps nel frattempo, la notte scorsa abbiamo cambiato hotel: niente più bora tra le lenzuola!!)

INGRESSO IN MAURITANIA

Ieri abbiamo dedicato la giornata al passaggio del famigerato confine tra Sahara spagnolo e Mauritania che, come tutte le frontiere del sud del mondo, pullula di faccendieri, ladri e funzionari poco raccomandabili…Gli imprevisti e i contrattempi non sono mancati ma, come nella vita, anche durante i viaggi non si può pretendere che vada tutto liscio:l’importante è riprendere il cammino.

Ora siamo a Nouadhibou, centro portuale, con miniere e industrie. Una specie di Mestre in salsa africana,  infinitamente più povera e sporca. Oggi si inizia il vero viaggio attraverso il Sahara mauritano e si punta a Chinguetti.

NEL DESERTO

Si sgonfiano le gomme

La facevo più facile. Avevamo previsto 40 gradi e vento. Ma non un vento così forte e costante che sollevava una nuvola di sabbia finissima, in grado di penetrare ovunque. Era come essere punti da migliaia di invisibili aghi che colpivano occhi, naso, gola e ogni angolo di pelle scoperta. L’orientamento è stato facile perché la tecnologia di bordo non ci ha riservato brutte sorprese. L’auto invece sì. Prima ci ha abbandonato l’aria condizionata. Poi, scendendo per sgonfiare gli pneumatici, abbiamo visto che colava un abbondante liquido grasso: pareva olio!Panico!!!Poi, a motore (e mente) fredda abbiamo capito che era il liquido refrigerante e quindi si trattava “solo” di un problema al radiatore che si surriscalda in modo anomalo. Il resto della pista l’abbiamo percorsa un po’ tesi, con continui “stop and go” per far raffreddare il radiatore. Non c’era linea telefonica e i 2/3 villaggi che abbiamo incontrato non avevano nulla, figuriamoci se c’era un meccanico. In compenso abbiamo trovato parecchi militari, tutti gentilissimi. La prima notte ci hanno ospitato e sorpreso con le loro premure e disponibilità! Ma si sa, nel mezzo del deserto per fortuna le persone ritrovano la solidarietà di cui in città a volte si dimenticano..

CHINGUETTI

 

L’ingresso a Chinguetti

Siamo nella mitica  Chinguetti, città del deserto patrimonio dell’UNESCO, famosa per le sue antiche biblioteche e libri di inestimabile valore, sopravvissuti a migliaia di anni…(alcuni, tra l’altro, anni fa sono stati restaurati da un’equipe di esperti della scuola di Villa Manin, grazie a un progetto della Regione FVG). Da domenica siamo ospiti del sindaco Amara, che ci ha mostrato con orgoglio l’eccellente funzionamento delle scuole e dei progetti sostenuti da 25 anni, con costanza e passione,  dall’associazione Lorenzin di Portogruaro. Il sindaco ha senza esitazione affermato che, per lui, la signora Lorenzin è come Madre Teresa per Calcutta. Seppur per motivi diversi, avere il privilegio di visitare le scuole e le antiche biblioteche, è stata per noi un’esperienza molto toccante.

DONNE ALL’INGRASSO

Per tradizione, le giovani donne mauritane venivano messe all’ingrasso, costrette con la forza a mangiare cibi grassi e a ciclo continuo, in pratica come si fa (sigh..)con le oche per il fois gras…L’avevo letto, prima di partire, sul libro “A piedi nudi in Mauritania” di Odette de Puigadeau, che nel 1930 fece un lungo viaggio nel Sahara. E me lo hanno confermato qui tutti i mauri con cui ho chiacchierato. Questa pratica (leggi tortura) è durata fino agli anni 60 e sopravvive ancora qua e là: una donna per trovare marito deve essere molto grassa, così grassa da muoversi con difficoltà e starsene ferma a casa. In questo modo, un tempo, si evitava pure che venisse rapita…perché i banditi non sarebbero riusciti a trasportarla in cammello….Al giorno d’oggi gli usi e i costumi si sono molto occidentalizzati, anche se il risultato è spesso di gusto discutibile…

SOSTA DI RECUPERO A NOUAKCHOTT

Questo non è certo un viaggio rilassante, o ritemprante  Al limite è “temprante” e basta. Da ieri siamo nella capitale, Nouakchott, per recuperare le forze (Roberto ha una piccola distorsione al ginocchio e pure una -si spera veloce- gastroenterite con febbre). Nouakchott è una capitale malconcia, con tanta sabbia e vento. In queste due settimane sono arrivata a rimpiangere il caldo umido esagerato del sud est asiatico: in Mauritania il clima è così secco e ventoso che non esistono creme idratanti o colliri che diano sollievo a pelle e occhi. E’una repubblica islamica in cui vige il diritto coranico e  la gente è mediamente molto praticante. In automatico, ovunque nel mondo, tendo a  dare la mano per salutare…ma qui un uomo non tocca la mano di una donna (a meno che non ci sia grande confidenza) e quindi si ritrae e si imbarazza… I bambini invece ti corrono incontro urlando “cadeau cadeau”… che non è una storpiatura del francese per salutare, ma vuol dire proprio “dammi un regalo”… All’unico bambino che non ci ha chiesto con insistenza “un cadeau”,  abbiamo regalato un pile Napapjri super caldo (di notte nel deserto fa molto freddo)…

CELLULE DU SAVOIR

Il nome è ambizioso (“cellula di sapere”), ma i mezzi concretamente disponibili sono davvero pochi. Si tratta di una volenterosa scuola privata che,  in un quartiere molto povero di Nouakchott (Sebkha -Basra), dove non ci sono scuole pubbliche, cerca di dare un’istruzione ai ragazzi. Tutto rema contro:la carenza di mezzi, le tasse dello stato, la scarsa importanza che spesso gli stessi genitori danno all’istruzione. Eppure, grazie alla buona volontà di chi (spesso senza un vero stipendio) gestisce questa coraggiosa scuola, molti ragazzi arrivano al diploma, superando gli esami di stato. La fondazione Terre des Hommes, che già supporta altre scuole in città, sta ora cercando di aiutare anche “Cellule de savoir”. Attraverso l’attivazione di “SAD” (sostegni a distanza) da parte di famiglie italiane in grado di contribuire con  pochi euro al mese, si punta a sostenere gli studi ad almeno una cinquantina di ragazzini. Perché il futuro di un paese, si sa, dipende dalle giovani generazioni e dalla buona (o scarsa) formazione scolastica di cui hanno potuto usufruire.

TARGA NUOVA PER 8 EURO

Avendo avuto un problema con  la nostra targa anteriore  percorrendo la pista nel deserto, abbiamo dovuto approfondire l’argomento. E abbiamo scoperto che in Mauritania ci si può fare una targa nuova per  circa 8 euro, in 10 minuti. Ci sono vari negozietti con l’insegna “immatriculation” e molte targhe esposte. Certo, le procedure snelle piacciono a tutti e noi italiani siamo, al contrario, bravi a complicarle….Però in questo modo il traffico di automobili diventa un gioco da ragazzi…..no???

DENUNCIA DEL LADRO, RICERCA, CATTURA E “PROCESSO” IN UN’ORA

Ai confini africani è normale trovare dei “facilitatori”, cioè degli “onesti abusivi”  che, dietro compenso, si “offrono” (leggi “insistono”)per velocizzare le procedure burocratiche. Di solito sono tollerati, se non addirittura in rapporti di amicizia con poliziotti e doganieri. Quello reclutato da Roberto non mi ispirava fiducia fin dall’inizio perché, oltre a esser caro (ma qual è la tariffa giusta per un abusivo???)  avevo la sensazione che si nascondesse ogni volta che si avvicinava qualcuno in divisa. E in effetti, cambiandoci 300 euro in valuta locale, con la scusa che da poco il corso della valuta mauritana è cambiato (il governo ha “tolto uno zero”), ci ha dato l’equivalente di 30 euro, (anziché 300) rubandoci dunque 270 euro. Capita. Quello che non capita di frequente è di segnalare il fatto dieci giorni dopo alla polizia di frontiera e vederla agire come in un film:si e’ immediatamente messa alla ricerca  dell’uomo in base alle nostre sommarie descrizioni, in venti minuti l’ha trovato e arrestato, poi interrogato e sentenziato, con apposito verbale, che doveva restituirci i 270 euro e pure andare in galera per furto. A Roberto hanno fatto scrivere e firmare la testimonianza  con l’atto di accusa. Per me, che sono donna, (e, dunque, in quanto tale le mie dichiarazioni non sono attendibili…) ha compilato e validato la mia testimonianza il capo della polizia. Il facilitatore, all’inizio aggressivo e insistente nel negare il tutto, alla fine ha confessato ed era molto spaventato (l’interrogatorio e’ stato breve ma, probabilmente, “intenso”). Alla fine ci ha fatto pure pena, perciò, visto che ci ha restituito i soldi, abbiamo acconsentito alla proposta di ritiro della denuncia per evitargli il carcere. 

QUOTA SEIMILA

Abbiamo percorso circa 6000 (sei mila!!) km da quando siamo sbarcati a Tangeri. Siamo stati fermati ad almeno una cinquantina di posti di blocco della polizia/esercito/gendarmeria(per fortuna, a casa, ci eravamo stampati una trentina di fogli con tutti i nostri dati e quelli dell’auto, così da snellire le procedure ad ogni stop). In realtà sono stati sempre gentili e ci hanno puntualmente chiesto che itinerario intendessimo percorrere. Ad un poliziotto di frontiera, all’ingresso in Mauritania, abbiamo risposto: “Da Nouadhibou entreremo nel deserto e attraverso la pista per Choum raggiungeremo Atar e Chinguetti. Poi dobbiamo andare a Nouakchott ma, se c’è tempo, vorremmo andare anche a Tidjika, Kiffa e la valle del Nega. E lui, stupito, ci ha risposto:” In che senso, “se c’è tempo”? a parte mangiare e dormire cos’altro c’è da fare? cosa pensate di avere da fare tutto il giorno???????”

…In effetti, il nostro approccio (da occidentali) con il tempo, qui è un po’ fuori luogo… 

RIENTRO IN ITALIA

Se all’andata, all’arrivo a Tangeri, mi ero lamentata del caos e della lentezza nel gestire le procedure di sbarco, era solo perché non avevo ancora  sperimentato le procedure di imbarco per il rientro in Europa…Immaginatevi migliaia di mezzi (auto, caravan, camion, moto, roulottes)stracarichi che devono imbarcarsi alla stessa ora, cioe’ alle 23, su due enormi navi (peraltro dello stesso armatore): una destinata a Sete (in Francia) ed una a Genova (resta misterioso il motivo per cui abbiano previsto la partenza di due bestioni di quelle dimensioni proprio lo stesso giorno e medesima ora..) Domanda: Quanti poliziotti e doganieri destinereste all’operazione? I marocchini hanno scelto di aprire un unico varco e dare l’incarico a due lenti e svogliati uomini in divisa che, insieme ad un assonnato e annoiato cane anti-droga, dovevano controllare ogni auto, facendo aprire porte e bagagli e lanciando occhiate alla buona qua e là, come se chi nasconde droga, armi o clandestini li riponesse ben in vista in superficie. Altro che “entropia” (concetto su cui avevo riflettuto all’andata analizzando il caos casuale dello sbarco…). Questa è disorganizzazione scientifica, perseguita con metodo e costanza… (per non dire stupidità…)

Risultato:la nave ha iniziato la navigazione alle 5 del mattino, nonostante la partenza fosse prevista alle 23 e il check -in 4 ore prima……Su un viaggio di 52 ore, quasi 10 ore di ritardo effettivo  non sono una bella sorpresa…

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