MARCHE: la patria del torrentismo

Il salto finale

Indossare la muta da sub e le scarpe da trekking? Imbrago da arrampicata e costume da bagno? Non è un attacco di follia, ma la preparazione di una domenica passata a praticare il torrentismo.

Si tratta dell’attività di discesa dei torrenti seguendone il corso d’acqua. Detta così sembra una passeggiata di salute con i piedi al fresco, ma se il torrente in questione, nel corso dei millenni ha scavato gole profonde, saltando rocce altissime, incuneandosi attraverso pareti calcaree ripidissime e formando pozze profonde di un’acqua di un blu profondo, chiara come il cristallo e fredda come il ghiaccio, allora il discorso cambia.

E’ una disciplina nata in Francia, e sta a metà tra la speleologia, dalla quale mutua le tecniche di discesa e lo svolgersi in ambiente umido, spesso a contatto con l’acqua, l’alpinismo, del quale usa l’attrezzatura, e l’escursionismo, perchè si svolge in scenari di bellezza mozzafiato. Per praticarlo bisogna amare le attività all’aria aperta, avere una buona condizione fisica, avere conoscenze di base di tecniche di progressione su roccia e discesa in corda doppia. Servono muta da sub, casco, imbrago e corda da alpinismo, scarpe da torrentismo, basse, aperte, ma con suola con buon grip su roccia bagnata, guantini da arrampicata, zaino, contenitori stagni per il kit infermieristico e per tutto ciò che non si deve bagnare.

In Italia esistono numerosissimi scenari dove praticare questo tipo di attività, una moltitudine di gole, forre, canyon nostrani, che l’orografia della nostra penisola favorisce, soprattutto nella catena montuosa degli Appennini, in Italia Centrale. Qui la combinazione di montagne impervie ma non impossibili, di fiumi brevi e impetuosi, di un clima generalmente mite per gran parte dell’anno, unitamente ad una offerta culturale costituita da borghi bellissimi e carichi di storia e una enogastronomia di altissimo livello, creano un mix ideale per organizzare una domenica, o meglio un fine settimana, all’insegna di sport, divertimento, natura, cultura e buon cibo.

Discesa in corda doppia

Le Marche, in particolare, sono ricchissime di palestre per praticare torrentismo (o canyoning). Una delle forre più belle che abbiamo avuto il piacere di ridiscendere, è il Fosso il Rio. Per raggiungere l’ingresso della forra, si passa dal paesino di Amandola (FM), sia venendo da Foligno che da Ascoli Piceno, per poi dirigersi verso Montefortino. Prima del paese, una prima deviazione conduce al santuario della Madonna dell’Ambro, un secondo, su sterrato, verso l’Infernaccio del Tenna. Si lascia l’auto nel piazzale delle “Pisciarelle” e ci si inoltra a piedi nella gola dell’Infernaccio per salire fino all’Eremo di San Leonardo. Da qui si prosegue verso il Casale del Rio, e poco dopo i ruderi si raggiunge il torrente.

 

Qui inizia il divertimento. La gola è di quelle con molte cascatelle, scivoli, toboga, salti e per finire una calata spettacolare nel vuoto di oltre 25 metri, sotto una bella cascata. Il divertimento non manca certamente e, quando dopo almeno 5 ore di cammino e bagni in acqua gelida, vi sarà venuta una fame da lupi, nei dintorni non c’è che l’imbarazzo della scelta. A Montefortino, il ristorante “da Peppa” è una sicurezza, così come il “Re Artù” nelle vicinanze.

Mi raccomando però, la gola è bella e divertente ma la prudenza è d’obbligo. In primavera è da evitare, per l’acquaticità eccessiva, e la muta è sempre necessaria. Gli ancoraggi sono generalmente discreti e occorrono 2 corde da 50 mt.

In ogni caso per informazioni su questa come su altre forre dell’Italia Centrale, il volume di riferimento è “Gole & Canyons“, Edizioni Adriambiente, un volume completissimo per addnetrarsi nell’affascinante mondo del torrentismo.

Buon viaggio!

Preparazione al salto finale

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