Il palco del festival au Desert a Essakane

MALI: c’era una volta il “Festival au Desert”

L’Africa è un continente spettacolare, ma dai viaggiatori più “esperti” si sente spesso parlare di un paese ormai chiuso al turismo da anni per via dei ripetuti assalti terroristici e degli scontri in corso tuttora in certe sue aree. Si tratta del Mali, una delle perle dell’Africa sahariana e subsahariana. Non poterlo più visitare è un vero peccato, perchè il Mali è davvero un paese che ha un immenso patrimonio culturale, storico e naturalistico da offrire. Ho pensato allora di inserire nel blog un articolo che spieghi a chi non è mai potuto andare e ricordi a chi l’ha visitato, quali sono le bellezze di questo grande stato dell’Africa occidentale.

Non è un’operazione di sola nostalgia: diciamo che parlare del Mali è un auspicio alla normalizzazione della situazione nel Paese, che porti tranquillità a chi ci vive e permetta a tutti coloro che vogliono, di visitarlo in sicurezza.

Perchè andare in Mali

Ma cosa può spingere a pianificare un viaggio in Mali (supposto che ce ne sia la possibilità)?

Io e quattro amici fummo mossi da uno stimolo potente: la voglia di partecipare a uno dei più straordinari concerti cui si potesse assistere: il “Festival au Desert“. Il Festival vide la sua prima edizione nel 2001 e dal 2003 si teneva a Essakane, un paesino a circa 60 km a nordovest di Timbuctù, dove si poteva arrivare solo seguendo una pista sabbiosa piuttosto impegnativa.

Traghetto sul fiume Niger

Il traghetto sul fiume Niger

Qui non c’era alcuna infrastruttura adatta ad un evento del genere: solo dune di sabbia e vento. Ma magicamente, nei giorni a cavallo tra la fine di ogni anno e l’inizio del successivo, veniva montato un palco, attrezzato alla bell’e meglio, un impianto audio che doveva funzionare in condizioni proibitive, martoriato dal freddo della notte, dalla sabbia del deserto (che secondo un detto Touareg penetra anche nel guscio di un uovo) e dal vento incessante e decine di tende che avrebbero ospitato un pubblico formato da tantissimi esponenti delle tribù Touareg provenienti anche da molto lontano e da alcuni (pochi per la verità) turisti occidentali che in qualche modo riuscivano ad arrivare qui, a prezzo di viaggi interminabili tra aereo, bus, fuoristrada e, qualche volta, dorso di cammello.

Il “Festival au Desert”

Touareg al Festival au Desert

Touareg al Festival au Desert

Il premio era però costituito da tre notti di concerti incredibili, dove si alternavano performances di gruppi tradizionali tuoareg e maliani, a musicisti blues, jazz e rock di varia provenienza e artisti dell’Africa Occidentale di altissimo livello. Restare tre giorni e tre notti a guardare i cavalieri Touareg esibirsi in spettacoli tradizionali, ascoltare musica splendida, fare camminate tra le dune, mangiare e dormire nelle tende tradizionali e contrattare con i “forgerons bijoutiers“, gli artigiani gioiellieri berberi che esponevano le loro creazioni, è valso da solo il prezzo e la fatica del viaggio. Ma non c’è stato solo questo.

Il Festival au Desert è stato la ciliegina sulla torta di un percorso in Mali che ha portato ogni giorno nuove sorprese. Quali? Nelle prossime righe cercherò di raccontare le tappe essenziali di un viaggio in Mali, includendo anche alcune foto un pò datate (il viaggio è del 2005), ma che spero rendano l’idea.

Innanzitutto ricordo che il Mali ha tre siti tutelati dall’UNESCO che sono patrimonio dell’umanità:

  • la Moschea di Djennè, il più grande edificio di sabbia al mondo;
  • la Falesia di Bandiagara, terra dei Dogon, popolo interessantissimo per la sua cosmogonia;
  • la città di Timbuctou, la “misteriosa” alle porte del Sahara.

Partiamo dall’inizio.

Si arriva praticamente a Bamako, la capitale. Una tipica capitale africana, caotica, sporca, puzzolente, rumorosa, ma incredibilmente viva e pulsante. Si può passare del tempo a visitarla, ma non alla ricerca di spunti particolarmente interessanti. Il luogo è importante solo per organizzarsi. Se si arriva in aereo e non si possiede un mezzo proprio, è opportuno dotarsi di un fuoristrada, con o senza autista. Quest’ultimo è utile in più occasioni, soprattutto se non si hanno punti GPS per arrivare a destinazione, perchè da Timbuctou in poi, c’è anche da navigare sulla sabbia.

Il Toyota sulla pista per Essakane

Il Toyota sulla pista per Essakane

Non sto a segnalare alloggio o ristoranti, perchè sono passati degli anni e le cose sono molto cambiate per il Mali, mal’agenzia di Mr. Assou Sagara, la SAGA TOURS è ancora attiva e si è sviluppata, segno di una professionalità da non sottovalutare. Con loro ci siamo accordati per il noleggio di un TOYOTA LANDCRUISER, fuoristrada indistruttibile, con autista che ci avrebbe accompagnato per tutta la durata del viaggio. Abbiamo definito con precisione il programma (badando di mettere tutto per iscritto, compresi i dettagli, i costi, gli extra (e qualunque cosa venga in mente!) per non avere sorprese alla fine, anche se con gli africani, questa è quasi un’utopia…

Djenné

Partiamo al mattino seguente alla volta di Djenné. Sono circa 560 km lungo la direttice principale del paese, la RN6, e arriviamo in circa 8 ore, comprese le soste. Non male per la zona, e abbiamo tenuto una buona media, che ci ha permesso di recuperare una sosta dovuta allo scoperchiamento del cofano motore durante la marcia, che ha completamente oscurato il parabrezza e causato alcuni lunghissimi secondi di panico…

La Mosche di Djenné

La Moschea di Djenné, l’edificio di fango più grande al mondo

Djenné è una cittadina affascinante, costruita quasi completamente di fango, così come la Mosche che domina il villaggio: un edificio imponente, che ha bisogno di una costante manutenzione per non sciogliersi completamente durante le grandi piogge, e che per i non moussulmani non è possibile visitare al suo interno. Intorno è un brulicare di vita: numerosissimi i bambini come in qualsiasi altro paese africano dove la piramide demografica è naturalmente molto più larga alla base. A Djenné abbiamo alloggiato da “Chez Babà”, che la guida Routard ancora consiglia…

Dalla fascinosa Djenné siamo arrivati a SANGHA, distante poco più di 200 km e capitale del distretto dei DOGON. Questo è un popolo composto da circa 250.000 persone, di reigione animista, che vive in una zona dominata dalla Falesia di Bandiagara. Interessante la loro cosmogonia, che è stata origine di dibattiti tra antropologhi che non hanno ancora spiegato con certezza l’origine delle conoscenze astronomiche di questo popolo affascinante.

Noi abbiamo deciso di conoscerli con un trekking di tre giorni, accompagnati da una guida locale che ci evitasse comportamenti inopportuni, visto che queste genti hanno una grande attenzione anche alla forma dei rapporti umani. Ad esempio è considerato sconveniente fermare qualcuno per strada e chiedergli qualsiasi cosa a chi si incontra, se prima non ci si è informati sulla sua salute e su quella della sua famiglia. Il cerimoniale dei saluti è particolarmente elaborato tra i Dogon, e consiste in una formula lunghissima, da recitare ogni volta che si incontra qualcuno, pena l’essere considerati maleducati.

Guida Dogon

Guida Dogon

Questa è la formula dell’interminabile saluto Dogon:

  • Agapò              (buongiorno)
  • O’o                    (buongiorno – risposta)
  • Ousseuò           (come va?)
  • Seuò                  (va bene)
  • Oumanasseuò (come va la famiglia?)
  • Seuò                  (va bene)
  • Birapò               (grazie)
  • Iapò Iapò         (grazie per ieri)
  • Birapò               (grazie)

E’ anche buona norma portare con sè dei regali, che consistono soprattutto in noci che i locali apprezzano molto. Fissiamo l’itinerario che sarà il seguente:

  • 1° giorno: Tirely – Amani – Irely – Banani (pernotto);
  • 2° giorno: Banani – Neni – Ibi – Koundou alto – Koundou basso (pernotto);
  • 3° giorno: Koundou basso – 3 Youga (Youga Nam/Youga Dogol/Youga Piri) – Yendouma (pernotto).

Il primo giorno partiamo alle 7.00 di mattina e subito l’impatto con la falesia è impressionante e gli antichi villaggi disabitati dei  Telem (predecessori dei Dogon) in alto sulla roccia, sono

Villaggio Telem sulla Falesia di bandiagara

Antico villaggio Telem sulla Falesia di bandiagara

spettacolari. Abbiamo una buona guida, Gaoussou Dolo, che ci introduce nei villaggi e organizza tappe equilibrate e interessanti. Gli alloggi sono molto spartani, ma non è assolutamente un problema perchè salire e scendere dalla falesia, in uno scenario assolutamente straordinario, non è troppo impegnativo, ma è molto appagante.

Verso Timbouctou

Falesia di bandiagara panorama

Panorama della falesia di Bandiagara

Terminiamo il trekking attraversando “Trois Youga” i tre villaggi di nome Youga, costruiti su una formazione rocciosa separatasi dalla falesia, e raggiungiamo Yendouma, villaggio più grande e sede di mercato. Dopo aver dormito sul tetto di un alberghetto, per via del caldo e dell’odore malsano dell’interno, al mattina ritroviamo il nostro Toyota Landcruiser, partiamo alla volta di Timbouctou, che dista circa 500 km di strada e pista non sempre agevole, frequentemente devastata da una brutta tole ondulée, molto fastidiosa per le persone e distruttiva per i mezzi. Il nostro soffre una foratura ed un guasto ai freni.

Per arrivare a Timbouctou, oltre alla tole ondulée, bisogna attraversare il fiume Noger, e poichè non ci sono ponti, ci si attrezza con delle chiatte che trasportano persone e mezzi da una riva all’altra. C’è un pò da aspettare, ma si sa, in Africa il tempo assume un valore diverso da quello che ha per noi occidentali, e l’attesa non è un dramma. Con il fiume ormai alle nostre spalle, entrare a Tmbouctou, “la misteriosa” è questione di poco.

Timbouctou

Timbouctou

La città è all’altezza della sua fama: l’atmosfera è quasi surreale, coperta dalla sabbia e appena rischiarata da un sole da eclisse, perennemente oscurato dal vento del deserto che solleva la sabbia ad altezze vertiginose. La “città dei 333 santi“, come è scritto nel cartello all’ingresso, è di origine Touareg ed ha vissuto due secoli di autentico splendore tra il 1300 e il 1500. Situata ai margini del Sahara, in zona semidesertica, è progressivamente decaduta fino a essere considerata un luogo più mitico che reale. Oggi del passato splendore conserva ancora nelle sue biblioteche circa 700.000 manoscritti arabo-islamici dei secoli XIII -XVI. Moltissime costruzioni tradizionali sono in fango, ed oggi, dopo anni di guerre dovute al fondamentalismo islamico, non so in che condizioni possa essere.

Allora però, a prenderla bene però, era anche accogliente: scopriammo una discreta pasticceria e un buon albergo dove farci una bella doccia. Cenammo decentemente e facemmo una bella dormita.

Il “Festival au Desert”

Festival au desert

Manifestazione Touareg al Festival au Desert

Al mattino seguente riforniamo la nostra cambusa perchè per tre giorni, al “Festival au Desert”, che si svolge a pochi chilometri a nor-ovest da Timbouctou, dovremo essere autonomi per quanot riguarda cibo e acqua. Abbiamo pentole e un fornelletto, i sacchi a pelo e le provviste sono pronte: l’auto è riparata e siamo pronti ad affrontare i circa 70 chilometri di sabbia, a volte impegnativa, che ci separa da Essakane.

Ingresso al Festival au Desert

Il luogo è davvero straordinario: dove una settimana prima non c’erano che dune di sabbia bianca, adesso c’è un palco ed un mega impianto stereo, ci sono centinaia di tende tradizionali Touareg, migliaia di cammelli (anzi, dromedari), e tantissimi “uomini blu” con il loro abiti tradizionali e le loro mercanzie, principalmente artigianato e gioielleria in argento tipica della loro tradizione.

le dune di essakane sito del festival

Le dune di Essakane, sito del Festival au Desert

La musica, i canti, le danze, i giochi tradizionali e le competizioni, l’atmosfera, le persone, le urla, il cibo, il caldo diurno ed il freddo notturno, la sabbia dentro i sacchi a pelo e la stanchezza di tre giorni e tre notti passate all’addiaccio: tutto ci è rimasto fedelmente impresso nella mente come un’esperienza indelebile.

Una tenda del Festival au desert

Con un Touareg in tenda

Oggi il festival non si svolge più lì, per evidenti motivi di sicurezza, ma è diventato un festival itinerante che testimonia i valori dell’integrazione e della tolleranza.

Davvero ci auguriamo con tutto il cuore che possa tornare nella sua sede naturale il più presto possibile.

Mopti

Terminato il festival, stanchi ma contenti, ci siamo rimessi in macchina per tornare verso Timbouctou: i chilometri di pista sono da percorrere con una guida se non si hanno a disposizione i punti GPS perchè mancano i punti di riferimento e la sabbia è a tratti anche profonda.

Il porto di Mopti

Con il nostro autista ce la sbrighiamo in un paio d’ore e poi proseguiamo direttamente verso sud costeggiando il fiume Niger. la nostra meta è Mopti, una delle città più fascinose del Mali, sede di un porto fluviale di grande importanza. Qui arrivano le carovane di dromedari che trasportano le lastre di sale scavate nel Sahara a nord di Timbouctou, per essere successivamente caricate sui battelli che le porteranno verso la capitale. Son le tracce di un commercio che dura da secoli e costringe i poveracci addetti allo scavo e al trasporto a fatiche improbe in un clima costantemente ostile. Qui il benessere non è ancora arrivato e la vita è sempre estremamente dura.

Lastre di sale a Mopti

Lastre di sale nel porto di Mopti

Ci fermiamo per la notte qualche chilometro prima di Sevaré, perchè la Lonely Planet di allora (era il 2005) consigliava un ottimo locale, e così in effetti era. Oggi non so cosa sia delle strutture ricettive di quelle zone. Mopti è però una tappa interessante: il porto è molto grande, affollatissimo di barche e di merci di tutti i tipi: le lastre di sale hanno una sezione dedicata a loro, ma poi ci sono quelle dedicate agli articoli per la casa, al pesce essiccato, all’attrezzatura da lavoro, all’elettronica, ecc…

Passare qualche ora a passeggio tra la folla è una delle cose più interessanti da fare, specialmente in quei momenti in cui tutto era tranquillo.

Da Mopti a Bamako, l’ultima tappa di circa 600 km su asfalto, è solo un lento scivolare verso il ritorno a casa, verso la routine.

Quando andare

In Mali il clima è caldo tutto l’anno durante il giorno. Nel nostro inverno le temperature diurne possono sfiorare i 30° C, e la notte scendere molto, soprattutto al nord, nelle regioni desertiche. Qui le precipitazioni sono scarse e concentrate nei mesi giugno-settembre, come nel sud dove però sono molto più abbondanti.

In sostanza se si deve scegliere un periodo, è sicuramente meglio scegliere i mesi da dicembre a febbraio, meno caldi e più secchi.

Buon viaggio!

 

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