MALESIA: nel Borneo è ancora avventura

Disboscamenti nel Borneo Malese

Informazioni utili per organizzare un viaggio zaino in spalla nel Borneo

Perchè andare

Sarawak e Sabah evocano nella mente di molti i racconti di Salgari su Sandokan e le “Tigri della Malesia”. Pensare ad un viaggio nel Borneo significa avere voglia di un viaggio emozionante e, se possibile, avventuroso. Nonostante l’isola del Borneo sia stata sfruttata per le sue risorse naturali (il Kalimantan, la parte indonesiana, per il petrolio, Sabah e Sarawak per il legname) e dunque l’ambiente abbia subito duri colpi, è ancora possibile trovare emozione ed avventura in un contesto naturale assolutamente straordinario. Il mio viaggio nel Borneo Malese è stato dunque un’esperienza entusiasmante. Ecco perchè e come organizzarsi per fare altrettanto.

Come arrivare

Kota Kinabalu, centro amministrativo dello stato di Sabah, ha un aeroporto internazionale con voli diretti per varie destinazioni. Inoltre se ci si trova già nella Malesia peninsulare, ci sono più voli giornalieri a prezzi molto bassi con Air Asia. La durata è di poco superiore alle due ore e mezzo. Ancora più breve e meno caro il volo da Manila (Filippine), sempre con la low cost asiatica.

Cosa fare

Arrivati in Borneo, c’è l’imbarazzo della scelta. Ci sono però alcune attività che sono imprescindibili. Ecco cosa è il meglio (secondo i miei gusti!):

  • L’ascesa del Monte Kinabalu
  • Poring Hot Springs
  • Sepilok Orangutan Rehabilitation Center
  • Turtle Islands Park
  • Soggiornare al campo di Uncle Tan sul Kinabatangan River

Kota Kinabalu (KK) è una buona base di partenza, ma non è per visitare le città che si viene in questo angolo di mondo. Però hanno sede a KK gli uffici di Sabah Parks dove ci si reca per organizzare una delle attività più entusiasmanti da fare in Borneo: l’ascesa del Monte Kinabalu. Questo l’indirizzo cui rivolgersi:

SABAH PARKS
Lot 45 & 46, Level 1-5, Blok H, Signature Office
KK Times Square, Coastal Highway,
88100 Kota Kinabalu

Opening Hour (Sabah Parks Headquarters)
8:00AM – 5:00PM
Resting Hour
1:00PM – 2:00PM(Monday – Thursday)
11:30AM – 2:00PM(Friday)
Saturday, Sunday & Public Holiday (Close)

Il Kinabalu National Park

La vettta del Kinabalu

Il Gunung Kinabalu, o Monte Kinabalu, si trova nel parco omonimo, e, con i suoi 4.095 metri è la montagna più alta del sud-est asiatico. La regione è tropicale, dunque la vegetazi

Nepenthes Raja

one che si trova sulle sue pendici è lussureggiante e fitta. Vi si possono trovare bellissimi rododendri, tanto è vero che durante l’ascesa ho incontrato un fotografo russo che era lì proprio per un servizio su quelle piante. Ma ci sono anche specie più particolari: si possono vedere varire specie di orchidee, fiori di rafflesia, che  possono raggiungere e superare il metro di diametro, oppure piante carnivore come di varie specie e dimensioni, tra le quali la Nephentes Raja, la più grande pianta carnivora al mondo, la cui interno sono stati trovati millepiedi, rane e perfino piccoli topi.

Il modo migliore di preparare la salita è quello di farsi portare all’ingresso del parco, circa 90 km. da KK sulla strada per Sandakan. Ci sono vari bus in partenza dalla città. Scesi dal bus si può trovare un alloggio fuori dal parco, oppure in una delle sistemazioni alla base della montagna, gestite dalla Sutera Sanctuary Lodges.

L’ascesa al Kinabalu non va presa sottogamba. Il sentiero si snoda per gran parte sotto una foresta tropicale, in clima umido e caldo, che diventa più fresco  via via che si sale. La salita è ripida, agevolata da un sentiero ben attrezzato a gradini che aiutano a non scivolare sul fondo fangoso. Ma è comunque lunga: ci vuole una mezza giornata di cammino tutto in salita per arrivare al rifugio Laban Rata, a 3.272 di altitudine. Qui si può cenare, chiacchierare con altri viaggiatori e riposarsi nel tardo pomeriggio, perchè intorno alle due del mattino ci si sveglia per tentare l’assalto alla vetta, oltre 700 metri di dislivello più in alto.

Il rifugio Laban rata

Il percorso dal Laban Rata in poi cambia molto, perchè  dopo poco la foresta lascia il posto ad un deserto alpino e ad un terreno roccioso sul quale sono stese delle corde fisse che aiutano la salita indicando la strada. Attenzione però perché la temperatura è molto bassa (siamo oltre i 4.000 metri!), i venti possono essere forti e l’altitudine si fa sentire appesantendo il respiro e rendendo l’ascesa molto più faticosa. . Se si cammina di buon passo si arriva sulla vetta in tempo per ammirare l’alba sul Borneo: è uno spettacolo che lascia davvero senza fiato e ripaga di tutte le fatiche sostenute  Le nuvole sono 1.000 metri più in basso e, se il cielo è terso, stare sulla vetta è una gioia impagabile. Il tempo però può cambiare velocemente e si deve essere pronti a tornare giù velocemente. E’ per questo che è meglio fare una levataccia ed arrivare sulla cima abbastanza presto al mattino.

Corde fisse sulla vetta del Kinabalu

La discesa fino all’ingresso del parco è comunque faticosa, soprattutto per le ginocchia, perché fatta quasi tutta a gradini. Un paio di buoni bastoncini da trekking è sicuramente utile, così come il sacco a pelo e scarponcini e abbigliamento da trekking di qualità.

In tutto occorrono due giorni di cammino faticoso per raggiungere la vetta, dunque consiglio di arrivare all’ingresso del parco la sera antecedente la partenza, per evitare di partire Da Kota Kinabalu ad un’ora improbabile il giorno stesso della scalata. Si può prendere un bus della TOURAN TRANSPORT in partenza da KK.

Alba sulla vetta del Kinabalu

Quando si riesce ad arrivare all’ingresso del Parco, bisogna senz’altro godersi il successo della scalata e riposarsi un pò. Il posto ideale sono le terme di Poring Hot Springs, situate a circa 40 km dalla direzione del parco, sempre all’interno del Kinabalu National Park. Le terme stesse e la serie di passerelle sospese tra gli alberi della foresta, sono un’attrattiva imperdibile.

Gli scalini del Monte Kinabalu

Sepilok

Una volta ritemprati con un bel bagno caldo dalle fatiche della scalata, ci si può dedicare all’abitante più famoso del Borneo Malese: l’orang-outan.

Proseguendo infatti sulla strada che da KK porta a Sandakan, si incontra quello che è il “santuario” degli oranghi, il Sepilok Orang Utan Rehabilitation Centre. Cosa è questo centro e perchè è così famoso (e utile)?

Stiamo parlando di una struttura che si prende cura di oranghi orfani, e di tutti gli oranghi confiscati a chi li possiede irregolarmente (è vietato tenerne in cattività). Oltre alle cure per gli animali, il centro si prodiga in un’opera di informazione e sensibilizzazione presso la popolazione locale e i turisti, per migliorare il rispetto per questa specie protetta e a rischio di estinzione.

Il pasto degli Oranghi

Il Centro di Rianilitazione di Sepilok è stato creato a metà degli anni ’60 su una superficie di 43 kmq e fornisce dunque un ambiente protetto agli animali, che non sono prigionieri bensì si muovono liberamente all’interno di un territorio sufficientemente ampio per ospitarne diverse decine. E’ inoltre presente una nursery per prendersi cura degli esemplari più giovani e tutto questo è aperto al pubblico, che così può osservare da vicino ed in un contesto assolutamente naturale, degli animali bellissimi, dei primati di grandi dimensioni che hanno atteggiamenti quasi umani. Particolarmente attesi sono i momenti dei pasti: alle piattaforme rialzate, sugli alberi, che si osservano da vicino, arrivano poco a poco, agli orari previsti, i tanti orang-utan che risiedono nel parco, ed è sempre spettacolare vederli quasi danzare tra i rami degli alberi con eleganza e destrezza nonostante la loro mole!

A Sepilok si arriva con il bus sia da KK (5 ore) che da Sandakan (45 minuti). Da Sandakan si può arrivare anche con il taxi o, meglio ancora, con un bel giro in bicicletta. Ci sono anche alberghi nelle vicinanze che organizzano servizi navetta.

Sandakan

Dopo Sepilok, altra tappa obbligata è Sandakan. Non perchè la cittadina offra particolari spunti di interesse, ma perché è il punto di appoggio per visitare il Turtle Island Park, istituito nell’Arcipelago di Sandakan. Se si è sub esperti, o comunque in possesso di un brevetto per fare immersioni, sicuramente si sarà più attirati dal famosissimo Arcipelago di Semporna, un gruppo di isole sulla costa sud-orientale del Sabah, i cui fondali sono il paradiso delle immersioni.

Il meno noto (forse addirittura sottovalutato), ma sempre bellissimo Arcipelago di Sandakan è comunque composto da varie isole tutte con sabbia bianca finissima, palme e acqua cristallina. Inoltre la grande popolazioni di tartarughe attira un grande numero di visitatori.

A questo punto una normale vacanza di un paio di settimane potrebbe già volgere al termine, ma se abbiamo ancora tempo da investire nella scoperta del Borneo Malese, potremmo dirigerci verso le bellezze del Sarawak, che occupa la parte più occidentale della regione, per visitare le longhouses dei Dayak o le bellissime grotte del Niah National Park.

Oppure ancora, se piacciono le destinazioni singolari, fare una visita al Sultanato del Brunei, uno stato incastrato tra Sabah e Sarawak che praticamente galleggia sul petrolio e governato da uno degli uomini più ricchi del mondo.

Uncle Tan Wildlife Adventures

La prima volta che mi recai in Borneo, alcuni anni fa, arrivando in bus a Sepilok, su indicazione di altri viaggiatori che avevo incontrato in un ostello a KK, mi feci lasciare davanti alla porta di casa di un maestro e

Uncle Tan tanti anni fa

lementare in pensione. Era un’abitazione alla periferia di Sandakan, in legno con un bel giardino ed una bambina che giocava. C’era solo un cartello con una scritta

La sede di Uncle Tan oggi

verniciata a pennello: UNCLE TAN.

Mi avevano parlato di Uncle Tan, che ospitava ragazzi che passavano di lì e, su richiesta e per pochi spiccioli, li portava in un campo di bungalows lungo il fiume Kinabatangan, dove si potevano fare passeggiate nella foresta con guide del luogo, osservare la fauna, nuotare nel fiume. Andai per vedere di che si trattava e fu una delle più belle esperienze di viaggio che ho mai provato: i bungalows nella foresta erano proprio capanne, completamente aperte da un lato, con un materasso e una zanzariera, la cucina era all’aperto e si mangiava in un tavolo comune. Gli ospiti erano tutti ragazzi provenienti da varie parti del mondo. Canada, Svizzera, Giappone, Irlanda, Italia, Inghilterra erano rappresentate in quel momento, in una atmosfera cosmopolita di grande solidarietà e amicizia. Facevamo passeggiate nella giungla imparando i segreti delle liane dalle quali si può bere acqua purissima, nuotavamo nel Kinabatangan con piccoli pesci che ci grattavano la pelle ogni volta, ospitavamo iguane giganti sempre alla ricerca di cibo, ci svegliavamo di soprassalto la notte perchè qualche scimmia immancabilmente cadeva sopra le nostre capanne e soprattutto

Il campo sul Kinabatangan alcuni anni fa

potevamo scorgere di volta in volta gli Orangutan che si spostavano tra i rami qualche decina di metri sopra le nostre teste.

Il campo di Uncle Tan oggi

Oggi Uncle Tan purtroppo non c’è più, ma la ragazzina che vidi giocare nel giardino ha portato avanti il suo lavoro e il campo sul Kinabatangan ha conservato intatto il suo fascino spartano ed essenziale ed è ancora meta e ritrovo di tanti giovani viaggiatori da tutto il mondo. Non mi stancherò mai di consigliare a tutti di trascorrervi almeno due o tre giorni.

Buon viaggio!

Il Borneo sul Web, per organizzare meglio il viaggio

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