L’INDONESIA VISTA DA FB

Kadidiri Paradise, Togean Islands

APPUNTI DI VIAGGIO IN INDONESIA (3/4 – 3/5 2019)

Su richiesta di alcuni amici, abbiamo voluto unire in un solo articolo tutti i commenti che abbiamo postato durante il nostro viaggio in Indonesia dell’aprile 2019. Ne esce un racconto divertente e un pò sconclusionato, che però potrà essere approfondito negli articoli dedicati alle singole parti che illustrano in maniera più dettagliata le informazioni essenziali per affrontare un viaggio in Borneo (Kalimantan), a Sulawesi o a Flores.

Allora adesso mettetevi comodi e andiamo insieme a visitare l’Indonesia con i racconti di Cristina & Roberto.

PRIMA PARTE: IL BORNEO

Orang.outan femmina a Samboja Lestari

Infilare nel portafoglio 3 milioni e mezzo di rupie (a fronte di 200 euro cambiati) fa una certa impressione, cosi come trovarsi nel pieno di un acquazzone equatoriale con un caldo simile a quello di una sauna: siamo arrivati a Balikpapan, in Borneo, al “Samboja”, centro di salvaguardia degli orangotanghi!

Sono quasi tutte tristi le storie degli orangotanghi che hanno trovato rifugio al centro SAMBOJA LESTARI: alcuni provengono da circhi, altri sono stati chiusi per anni in piccole gabbie e maltrattati. Alla “Jungle school” Samboja imparano (per imitazione, guardando gli istruttori umani) come poter tornare nella foresta e cavarsela da soli. Anche se non tutti ce la faranno, ci sono pero’ anche storie divertenti: c’è un orango che cammina sempre su due zampe con aria spavalda, poco attratto dalle femmine della sua specie ma, al contrario, molto interessato alle giovani donne. O una giovane femmina che ha adottato un cucciolo non suo, o un’altra che è così allegra da meritarsi il nome di “Funny”. Ps Ai volontari (paganti) stranieri (che si presume siano qui per occuparsi degli oranghi) riservano invece i lavori più duri, come ripulire a mano un canale fetido…

Sondaggio: che ne pensate dei progetti in cui si paga per lavorare? Oggi, guardando una dozzina di volontari inglesi (paganti) svolgere lavori pesantissimi nella foresta del Borneo, ho pensato a quando ero io volontaria (pagante!)in Zambia per un progetto di tutela dei leoni. Ho fatto anch’io lavori duri (ho tagliato a pezzi asini, impastato escrementi di elefante, trasportato sacchi pesantissimi, zappato sotto il sole, servito pasti etc.). Ma ho potuto interagire coi felini: ed è stato meraviglioso! Però mi chiedo…forse sta diventando un business malato che sfrutta la buona fede degli europei?

Muniti di canoa, abbiamo iniziato l’avventura sul Sungai Mahakam, il secondo fiume più lungo del Borneo, pieno di piccoli villaggi che pullulano di palafitte, pescatori e zanzare. Il clima è impietoso (caldo umido infernale) ma i paesaggi sono unici, ancora incontaminati dal turismo e con specie animali in via d’estinzione, come il delfino d’acqua dolce. Abbiamo pure trovato un hotel “moderno”, con mini camere (caldissime ma colorate) e minibagni multi uso…

Ecco come ottimizzare l’uso del sacco lenzuolo in funzione anti-zanzare…E ostentare felicita’ quando ti fanno trovare sul tavolo della colazione un cartoccio con riso fritto e uovo…

Sul fiume Mahakam in Borneo è già ora di pranzo (+ 6 h rispetto all’Italia)…Stiamo aspettando che cucinino un pesciolino:visto il colore dell’acqua potrebbe sembrare una scelta scellerata ma l’alternativa è il solito riso fritto (“Nasi Goreng”) che si usa a colazione, pranzo e cena (e pure eventuale merenda!!)

Benvenuti all’equatore! Caldo intenso ed umido giorno e notte. La pelle prude perche’ deve sopportare un misto di sudore (costante e abbondante!), creme solari (indispensabili per non ustionarsi!) e repellente per insetti (altrettanto vitale!) Qualcuno mi ha già chiesto se incomincio a rimpiangere il vento rabbioso del deserto, il suo silenzio e il suo caldo violento che, pero’, almeno di notte, lascia il posto al freddo. Non saprei, anche se i fiori colorati, le piante rigogliose e gli animali insoliti mi attraggono di piu’..Di sicuro, però, quando si sperimenta questi ambienti estremi si impara ad apprezzare di piu’ il nostro clima mediterraneo. (..E ci si dovrebbe preoccupare ancora di più all’idea che fra qualche anno, forse, non ne potremo più godere..)

“Forse voi non li noterete, ma di sicuro loro vi vedranno”, così scrive la Lonely Planet riferendosi ai numerosi rettili, scimmie e animali selvatici che popolano gli stretti canali che si diramano dal fiume Mahakam. Noi, grazie al nostro “ranger canoista” in realtà abbiamo visto parecchi pitoni, serpenti gialli e neri, macachi e scimmie con la proboscide. Quello che invece era impossibile non vedere è il transito lungo il fiume di gigantesche chiatte cariche di carbone, il principale business del Borneo indonesiano (fonte di ricchezza ma anche di disastri ambientali).

Dopo una settimana nei villaggi della foresta, siamo di nuovo in città, a Balikpapan: finalmente una doccia (e non solo qualche secchio di acqua fredda), un wc che sembra una navicella spaziale (soprattutto rispetto alle latrine più o meno sporche e pittoresche dei giorni scorsi, come da foto…) lenzuola linde, aria condizionata, camera profumata, cibo buonissimo e in quantità….In attesa di ripartire per il Sulawesi,  nelle remote isole Togean, oggi ci si tratta bene!! Il Borneo selvaggio, però, resterà un ricordo unico e indelebile, di quelli da portare nel cuore!

255 milioni di abitanti, la quarta nazione più popolosa, il più grande paese mussulmano al mondo (dato che la religione di gran lunga prevalente è l’Islam): per conoscere l’Indonesia bisogna mettere in conto lunghi e faticosi spostamenti.  Dal Borneo oggi abbiamo preso un paio di voli interni per Celebes (Sulawesi). Domani ci aspettano 12 ore di traghetto verso le isole Togean…(ps dopo l’aria condizionata polare di aerei e aeroporti e dell’hotel in città di ieri, stanotte di nuovo caldo appiccicoso…una sana via di mezzo mai!!!!)

SECONDA PARTE: SULAWESI

Tumuli nella pietra a Tanatoraja

Viaggiare per conto proprio è sempre sorprendente. Il tempo scorre tra contrattempi e momenti piacevoli. Poi capita la giornata, per così dire, di transito, dove tra un aereo e un traghetto ti prepari a passare alcune ore noiose. Capita che alcuni pescatori ti dicano di una spiaggia, non menzionata da alcuna guida, dove sono stati avvistati degli squali balena. Capita che raggiungi la spiaggia e a pochi metri dalla riva vedi un paio di canoe con molta animazione intorno. Capita che ti tuffi, fai poche bracciate e…bam! Ti trovi a nuotare fianco a fianco ad uno squalo balena, un bestione di 8 metri che si diverte a sbuffare tra le barche alla ricerca di una manciata di vermetti gettati dai pescatori. E scopri che solo questa emozione vale il viaggio.

Capita…in questo nostro bellissimo pianeta…Capita poi che tornando in albergo sul tuo tuk-tuk una lacrimuccia ti stia per uscire senza capirne il perché…

Il colpo d’occhio e’ una meraviglia: mare cristallino (e caldissimo!) color blu e verde, barriera corallina splendida, pesci colorati, palme da cocco a perdita d’occhio e sabbia color borotalco…Per di più nessun  turista, quindi ti senti un privilegiato in un luogo incontaminato..Soggiornare alle isole Togean  pero’ non e’ facile..Ero preparata a situazioni molto difficili nei villaggi del Borneo (caldo, insetti, niente wc, niente doccia, cibo scarso e di infima qualità). Ma alle Togean speravo in un po’ di confort…invece, in effetti, essendo piccole isole remote, sono ancora più disagiate…Tra l’altro, ci siamo arrivati in traghetto: una traversata di 12 ore in un’imbarcazione che aveva sia l’economy che la business impraticabili (in economy la gente stava stesa per terra nel ponte inferiore insieme alla merce e ai camion, nella business c’erano materassi e sedie ma il ponte era sudicio e super affollato). Noi ci siamo fatti affittare per una quarantina di euro la cabina del capitano per evitare la notte in bianco nella bolgia con cui abbiamo solo condiviso, ahimè, l’unico wc della nave..Per fortuna oggi siamo tornati in terraferma (dal lato opposto rispetto a quello in cui siamo venuti, proseguendo verso sud) in poco tempo con un barcone veloce…..

La “jalan Transulawesi” è la strada che attraversa l’isola di sulawesi da nord a sud. Scavalca rilievi non altissimi ma molto impervi senza ponti o gallerie ma solo seguendo il profilo delle montagne, coperte da una giungla fittissima. È dunque una strada che mette a dura prova, e perciò di turisti ne vede transitare pochi. È forse per questo che quando siamo passati io e Cristina ogni sosta ci ha visti protagonisti di numerosi selfies con ragazzi e ragazze del luogo. Il più bersagliato ero sicuramente io, probabilmente perché Cristina è più in media di me con l’altezza…

Dopo 15 giorni trascorsi tra i villaggi del Borneo e nelle isole Togean, un primo elenco delle esperienze strane e sorprendenti: anzitutto la nuotata con uno squalo balena di 8 mt a fianco che ti osserva e ogni tanto spalanca la bocca per ingurgitare acqua come un’idrovora…E poi il bagno nel lago di meduse…tante e grandi ma del tutto innocue..Poi ovviamente l’uso del “mandi”,  che in questo paese non è un saluto ma un modo di lavarsi basato sull’uso di un secchiello con cui versarsi addosso acqua fredda presa da un recipiente a fianco del wc (l’acqua serve anche per pulire quest’ultimo). Poi ho scoperto il succo di Sirsak: dolce, cremoso, davvero superbo! E quello di tamarella, più asprigno e color rosso fragola! A proposito, finalmente ieri sera una cena abbondante e saporita a base di una specialità toraja: pollo con il cocco cotto nel bambù! (Roberto invece ha optato per un più sostanzioso maiale in salsa nera).

Infine lo sport nazionale indonesiano, il TAKRAW, una specie di pallavolo senza mani, con squadre di 3 giocatori, una palla di vimini e una rete alta un metro e mezzo dove anche i ragazzini mostrano un controllo spettacolare.

Sempre a  proposito di “sorprese”, c’è stata pure una forte scossa di terremoto nei giorni scorsi, ma senza tsunami fortunatamente!

ll 20 aprile di 7 anni fa abbiamo celebrato il nostro matrimonio “fuori dal Comune” (in ambasciata a Dakar). Da allora abbiamo festeggiato ogni anniversario in viaggio. Quest’anno siamo a Toraja, un luogo remoto tra le montagne del Sulawesi dove l’omonimo popolo celebra la vita dopo la morte con affollate cerimonie (durante le quali  si sacrificano bufali e altri animali), scava tombe pensili nella roccia dove il defunto viene riposto insieme ai suoi averi (che, si pensa, potrebbero servirgli nell’aldilà) e costruisce statue in legno ( i “tau tau”) che lo ricordano com’era nella vita terrena e vengono esposte negli insoliti cimiteri che caratterizzano intere pareti di montagna.

Molti amici mi hanno chiesto come mai non ci siamo fermati di più in Borneo al centro di salvaguardia degli oranghi, com’era in effetti nelle nostre intenzioni. Premesso che il bello del viaggiare da soli (e senza prenotare nulla in anticipo!) è proprio la possibilità di cambiare programma in base alle sensazioni e umori del giorno, al centro di recupero degli oranghi i volontari per il 90% del tempo facevano riforestazione (leggi: zappavano la terra sotto il sole) o pulivano i canali (leggi:fogne), senza interagire un granché  con gli animali…Per cui, dopo poche notti, ci siamo messi in viaggio attraverso il  fiume Mahakam nel cuore della foresta del Borneo, poi abbiamo raggiunto per qualche giorno le sperdute Isole Togean ed ora siamo negli splendidi altipiani del Sulawesi…Abbiamo usato ogni mezzo di trasporto: canoe, barche a motore, traghetti, auto, tuk tuk, motociclette, aerei…Abbiamo reclutato volta per volta guide locali (o presunte tali…) incontrate per caso e che parlano un inglese molto approssimativo: spesso ometti addirittura più piccoli di me!! Vi alleghiamo qualche foto e auguriamo a tutti Buona Pasqua dalla remota TanaToraja!!!

Sacrifici di animali, canti, balli e scorpacciate: così si svolgono i funerali toraja (che durano giorni!) e attirano molti turisti (che non solo sono i benvenuti, ma la loro presenza aumenta il prestigio della cerimonia).Io, confesso, ne ero un po’ curiosa. Ma quando ho capito che si tratta di assistere allo sgozzamento di bufali che corrono impazziti dal dolore schizzando sangue ovunque o alla mattanza di maiali, galline e simili (tutti “regali” dei parenti del defunto) mi sono venuti molti dubbi. Certo, c’è una parte scenografica, perché di fatto si tratta di una vera festa: la musica, i canti, i balli, gente e cibo in abbondanza, la bara che è una specie di arca, i menhir, la tomba nella roccia, i tau tau, gli abiti tradizionali…Però, sia la parte di sacrificio degli animali che l’idea di “invadere” una cerimonia funebre nel ruolo di turista alla fine mi ha inibito. Roberto, peraltro, non ha avuto esitazioni: preferisce evitarle. Quindi, dopo i magnifici trekking di questi giorni tra risaie, cascate e tongkonan (le case tradizionali Toraja)….stanotte si parte! in 12 ore di bus in tortuose stradine di montagna si arriva all’alba a Makassar e là, con un po’ di fortuna, ci si imbarca sul primo volo per Komodo/Flores.

A proposito di sleeping bus notturni indonesiani…Qualcuno mi ha chiesto se c’è un bagno: no, non c’è. Ci sono i letti, ma non un bagno. Nel cuore della notte io infatti mi sono svegliata con la vescica ai limiti della sopportazione e ho realizzato che il pullman era fermo a un distributore. In una frazione di secondo, dormendo in piedi, sono scesa come una sonnambula, senza avvertire nessuno, per cercare nel buio una toilette. Quando l’ho trovata ho realizzato che il pullman poteva esser ripartito senza di me ed io sarei rimasta in mezzo al nulla alle 2 del mattino senza nemmeno la borsa con i soldi, il telefono e  il passaporto in un Paese in cui quasi tutti parlano solo indonesiano. PANICO!!Dal torpore del sonno son passata allo spavento e poi, alla lucidità…Con uno scatto da centometrista ho raggiunto il pullman che era ancora intento a far gasolio e mi sono reinfilata a letto!

TERZA PARTE: FLORES/KOMODO

Il drago di Komodo, la lucertola più grande al mondo

“Ma voi indonesiani mangiate i pipistrelli?” domando incuriosita. Risposta: “Certo!”

Ed io, non contenta: ” E di cosa sanno?” Risposta: “Di cane!”….Fine conversazione… (Parlando dei pipistrelli giganti, qui chiamati “volpi volanti”, che popolano alcune aree dell’isola di Flores)

In Indonesia non festeggiano il 25 aprile ma noi sì. Lo abbiamo fatto con una gita fuori porta in motorino fino alla spiaggia di Kajawulu, un luogo magico con colori che spaziano dal blu intenso del cielo al verde smeraldo del mare al verde Irlanda delle colline intorno. Sfortunatamente abbiamo forato una gomma, ma un gommista locale la ha riparata vulcanizzando la camera d’aria con un attrezzino artigianale e in mezz’ora eravamo di nuovo in marcia.

Un vulcano con tre laghi colorati nei suoi crateri, una spiaggia coi ciottoli blu, un’isola in cui quello che sembra il fogliame degli alberi è una moltitudine di pipistrelli giganti: Flores in questi giorni ci ha stupito per la sua bellezza e originalità. Ora ci resta solo la curiosità di vedere i draghi di Komodo nei prossimi giorni…e poi sarà già ora di tornare a casa…

Il Drago di Komodo non è un animale molto simpatico. Passa la sua vita sempre da solo, aspettando…prima nove mesi dentro l’uovo in attesa di uscire, senza la mamma che già se n’è andata, poi due anni sugli alberi cibandosi di insetti e piccoli rettili per diventare abbastanza grande da non essere più cibo per altri draghi, poi da adulto aspetta immobile una preda che si avvicini per azzannarla con il suo morso velenoso. Se si tratta di un bufalo o un cervo, può impiegare anche una settimana o due per morire, e intanto il varano aspetta…gli unici contatti che ha con i suoi simili sono quando combatte per una femmina o quando aspetta gli scarti di cibo vicino agli uffici del Parco di Komodo. Ah, dimenticavo… quando qualche esemplare sta male o invecchia, gli altri aspettano che muoia per cibarsene…

IN SINTESI

Oltre 5.000 km usando aerei, barche, bus, auto e motorini, pernottando in oltre 20 diverse strutture. Una decina di isole, giungla, fiumi, spiagge, collina e montagna. Svariate lingue e culture e tantissimi animali, dall’orang-outan al Drago di Komodo, dal pitone allo squalo balena. E poi cibo di tutti i tipi: dal pesce (tanto), alle verdure, al maiale, pollo, riso, cereali, legumi, noodles, ma anche bufalo, crostacei e tanta frutta. l’Indonesia è grande, molto popolata ed estremamente varia. Con il nostro viaggio ne abbiamo visitata solo una piccola parte. Adesso è giunto il momento di tornare a casa e pensare al prossimo viaggio!

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *