LIBIA: il deserto del Murzuq

Tra le dune del Murzuq

Prima che la Libia fosse travolta dalla rivoluzione, era il sogno di chi possedeva un fuoristrada attrezzato per il deserto. I grandi spazi desertici che si aprono a sud di Tripoli però richiedono cautela, organizzazione e competenza elevate. Conoscendo l’associazione “Latitudini” e il suo fondatore Roberto Cattone, grande esperto di guida su sabbia e profondo conoscitore delle profondità sahariane, mi sono unito volentieri per visitare attraverso un itinerario piuttosto inconsueto il paese che allora era governato da Mohammar Gheddafi.

 

Il programma era di entrare in Libia attraverso la frontiera con la Tunisia, sostare a Tripoli per le ultime provviste, fare il pieno di gasolio e poi via, direzione tutto sud fino ad entrare nel deserto del Murzuq, attraversarlo fino al suo centro, lasciare un cartello a testimonianza del passaggio, poi tornare verso nord passando dalla città di Ghadames prima di rientrare in Tunisia.

L’imbarco dei sahariani a Genova

L’itinerario è inconsueto, perchè il Murzuq, pur non essendo uno dei più grandi erg del Sahara, è senza dubbio uno dei più aridi e compatti. Non presenta alcuna oasi o pozzo al suo interno, ed è costituito da un “catino” di circa 400 km di diametro, riempito di sabbia che forma dune rossastre di altezza notevole. Non è raro vederne di alte anche oltre 300 metri.

Siamo dunque partiti in circa 20 equipaggi alla volta di Genova, porto d’imbarco della motonave che ci avrebbe portato a Tunisi. Sbarcati per l’ennesima volta in terra d’Africa, ci siamo immediatamente diretti verso la frontiera libica, dove siamo giunti il giorno seguente. Le pratiche in frontiera sono  laboriose, ma aiutati da abili operatori locali, in un paio d’ore avevamo già le targhe libiche ben piazzate sulle nostre auto e viaggiavamo allegramente verso Tripoli, con i serbatoi pieni di gasolio a buon mercato. Un fuoristrada con a bordo due agenti della polizia ci ha accompagnato per tutto il viaggio, rimanendo però a distanza e senza mai interferire con le nostre attività.

Cercando di evitare il traffico di Tripoli, abbiamo deviato a sud fermandoci per la notte in una cittadina berbera, vivace e affollata, capoluogo della regione del Jebel: si tratta di Gharyan. Di lì a poco sarebbe sorto qui il primo centro per migranti realizzato dall’Italia sul territorio libico per contrastare l’immigrazione. Il giorno seguente ci sciroppiamo circa 800 km su di un nastro di asfalto gettato sulla sabbia che collega la Tripolitania al Fezzan, la regione desertica al confine con il Ciad. La sera stanchi ma contenti facciamo il primo campo sulla sabbia, proprio alle porte del Murzuq.

Il mare di sabbia

Verso sud

Il giorno dopo, e i due successivi, ci serviranno per attraversare quel deserto bellissimo e impressionante, con dune altissime che si doveva scavalcare a volte d’impeto, altre con furbizia cercando un passaggio seminascosto, ma sempre, per scendere dal versante opposto, quello che ci aspettava era una discesa ripidissima che le macchine riuscivano a scendere grazie alla sabbia che le tratteneva impastando le ruote.

Pronti per la discesa

Dopo ogni ora o due di saliscendi adrenalinici, ci fermavamo nei corridoi interdunari (gassi) per radunarci e vedere se tutti erano a posto. Durante le soste si chiacchierava, si mangiava oppure ci si poteva mettere a cercare reperti archeologici. Si perchè in epoca antica i gassi dell’erg di Murzuq erano occupati dall’acqua che formava grandi lagune ai bordi delle quali si erano sviluppati numerosi insediamenti. Il luogo è talmente remoto che oggi nessuno ci entra mai ed è dunque facilissimo trovare in terra, senza troppo affaticarsi, ricche testimonianze della presenza umana risalenti al Neolitico: molti di noi hanno trovato numerosi cocci, raschiatoi, bifacciali, truogoli e, qualcuno più fortunato, anche punte di freccia.

Tramonto sulle dune

Usciti con qualche difficoltà dall’ellisse del Murzuq, ci dirigemmo verso nord con un campo nello Wadi Maridett, una valle, letto di un antico fiume ora in secca, costellata di pinnacoli di roccia che spuntavano dalla sabbia.

Bivacco a Wadi Maridett

Posto estremamente suggestivo per vedere il tramonto e per passare la notte sotto lo stellato del Sahara, famoso per la sua limpidezza e luminosità. Le notti nel deserto sono sempre suggestive. Il silenzio, rotto solo dalle voci dell’allegra compagnia, la limpidezza del cielo notturno, che scopre una moltitudine di stelle invisibili nella notte europea, inquinata da troppe luci artificiali, l’immensità degli spazi che si percepisce dai profili neri delle rocce tutte intorno, creano un’atmosfera magica, unica, corresponsabile di quel “mal d’Africa”, indefinito e indefinibile strascico di tanti viaggi in quel continente.

Tuareg

Verso la Tunisia, l’ultima tappa in terra di Libia è Ghadames,  che offre ai visitatori, oltre che un’ autentica atmosfera da città di frontiera, una città vecchia disabitata, ma conservata in maniera eccellente dalla municipalità. E’ formata da un intrico di stradine coperte e da case in alcune delle quali si può entrare per una visita. Chissà adesso come sarà la sua condizione, dopo tutti i cambiamenti che sono avvenuti e stanno ancora avvenendo in quel paese.

Le enormi dune del Murzuq

Nella città vecchia di Ghadames

Ci concedemmo una bella cena, a base di tajine di cammello, uno stufato tipico dei paesi del Maghreb. Era l’ultima sera in Libia, poi un lungo trasferimento fino a Tunisi, dove un traghetto ci avrebbe riportato a casa, senza mai immaginare cosa sarebbe successo in Libia di lì a poco.

Buon viaggio!

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