CROAZIA: Istria. Terra rossa, mare blu, storia e gastronomia originali

 

Spiaggette nascoste

Mare blu cristallino, pittoresche cittadine, percorsi eno-gastronomici sorprendenti e l’accoglienza di una calorosa comunità di origine italiana: l’Istria è tutto questo e molto di più.

La piccola penisola, situata tra il Golfo di Trieste, le Alpi Giulie, le Alpi Dinariche e il Golfo del Quarnaro, attualmente appartiene per lo più alla Croazia.  Solo una piccola area (al confine con l’Italia) , che include però città originali e ricche di fascino come Pirano e Capodistria,  è parte del territorio della Slovenia. Quella dell’Istria, è una storia complicata e travagliata ma che ha stretti legami con Roma e Venezia. Fu infatti Giulio Cesare a fondare, ad esempio, Pola (Pietas Julia) e Parenzo (Julia Parentium) che tuttora conservano imponenti vestigia dell’epoca romana.  Tuttavia,  è il leone alato di San Marco, simbolo della Serenissima e presente un po’ ovunque, che testimonia quanto la storia dell’Istria si sia a lungo identificata con quella di Venezia. Il dominio di quest’ultima terminò nel 1797 quando, con il trattato di Campoformido la regione passò all’Austria che regnò, salvo la parentesi francese del Regno Napoleonico d’Italia, fino al 1918. Successivamente, la vittoria della Grande Guerra portò a far parte del Regno d’Italia non solo Trento e Trieste, ma anche parte di Istria e Dalmazia. Tuttavia, il cosiddetto  “sogno italico” della Venezia Giulia durò poco più di vent’anni: al termine della seconda guerra mondiale l’Istria (e molti altri territori tra cui Fiume e Zara) furono consegnate alla Jugoslavia di Tito.
Per questo l’Istria non è solo una penisola con un mare ed un clima meravigliosi, ma anche un territorio ricco di storia, da scoprire visitando anche il suo entroterra coltivato a vigne e ulivi, con la sua tradizionale terra rossa lavorata da generazioni di tenaci agricoltori che non si sono mai persi d’animo passando di dominazione in dominazione. Nelle konobe (trattorie) non si trovano solo straordinari prodotti (vino e olio in primis) ma anche antiche ricette e metodi di cottura, tra cui quello “in campana”, la cosiddetta “peka”: all’interno di un recipiente da coprire con un coperchio a forma di campana, si taglia a pezzetti il polipo (o l’agnello  o altri tipi di carni), lo si unisce alle patate cresciute nella terra rossa, al vino bianco, all’alloro e ad altre spezie e profumi mediterranei. Poi si appoggia la campana in un caminetto, la si ricopre di braci e si lascia che la cottura avvenga lentamente, per ore, amalgamando profumi e sapori. La cucina istriana, come quella triestina e goriziana, fa l’occhiolino a quella austro-ungarica, a quella balcanica e, ovviamente, a quella italiana. Anche gli anziani del posto parlano più lingue: sloveno, croato, tedesco e italiano (quest’ultimo nella sua versione dialettale venetofona che, a chi abita in Friuli Venezia Giulia o in Veneto, suona familiare mentre a chi proviene da altre regioni italiane risulta un po’ ostica).

La nostra “casa mobile”

Per me e Roberto, l’estate ha il sapore istriano: in venti minuti da Trieste, si arriva già ai primi piccoli ma meravigliosi campeggi, come Kanegra. Si prende una piazzola a pochi metri dal mare, si alza la tenda sopra il tetto del nostro Toyota Land Cruiser, si fissa un’amaca tra due alberi e ci si gode un week end  di assoluto benessere:  sole, brezza marina, lunghe nuotate,  profumo di pini marittimi, silenzio, percorsi in bici o a piedi in mezzo alla natura e buon cibo.  I ristorantini più autentici si trovano, ovviamente, un po’ all’interno, come Mica Konoba: piatti genuini e generosi da gustare in cima a una collinetta in cui anche nelle serate più torride l’aria è fresca e il tramonto ti mette in pace con il mondo.  Anche se le zone rurali dell’entroterra sono davvero irresistibili per la loro offerta gastronomica ed i ritmi lenti che altrove sembrano ormai scomparsi, è d’obbligo una visita alle città, coi loro centri storici antichi,  ricchi di castelli, chiese e porticcioli:  Rovigno, Parenzo e Orsera colpiscono sempre per il loro fascino e da anni attirano un numero crescente di turisti. D’estate, però, l’affollamento è davvero eccessivo: per questo preferiamo isolarci in campeggi in mezzo al verde, lontano dal caos: i più belli sono “FKK” (cioè naturisti) e sono garanzia di assoluta tranquillità (come l’Ulika, o lo storico Koversada o il più grande e “glamour” Valalta).  A pochi chilometri da Pola, si staglia Premantura: un parco naturale protetto dove si trovano spiaggette e calli da sogno, con piccoli ristoranti costruiti con materiali naturali (come il Safari bar) dove mangiare panini con calamari alla griglia e limonata naturale.

All’ombra dei pini a due passi dal mare

D’inverno o nelle stagioni intermedie, ci godiamo invece le città che offrono alberghi di alto livello, con piscine e terme (come l’hotel Lone di Rovigno) e ristoranti stellati (come Barba Danilo, sempre a Rovigno): la qualità è impeccabile anche per chi è abituato ai migliori standard italiani, ma il prezzo è più contenuto rispetto al nostro Paese!

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *