ISLANDA: cacciatori di aurore boreali e giocatori di basket

Parco Nazionale di Tingvellir

Per gli appassionati di viaggi bizzarri, l’Islanda in pieno inverno è una buona meta. Ovviamente buio e ghiaccio sono i due elementi predominanti ma i paesaggi sono davvero mozzafiato e i divertimenti non mancano.

L’albergo dove abbiamo soggiornato nella capitale (Icelandair Hotel Reykjavik Natura, ottimo rapporto qualità/prezzo), ad esempio, ci ha proposto per le lunghe serate un attore in pigiama, da inviarci in camera per leggerci un romanzo e accompagnarci così tra le braccia di Morfeo.

I ristoranti propongono piatti piuttosto singolari: noi ci siamo lasciati tentare da balena, cormorano e hamburger di renna.

Che dire poi dell’esperienza di spogliarsi nudi con una ventina di gradi sotto zero (più il vento!) e correre a immergersi in piscine naturali d’acqua bollente? Davvero fantastico!

L’unico problema è che, mentre ci si lessa nell’acqua, l’accappatoio diventa un blocco di ghiaccio con cui poi si deve disperatamente lottare per cercare di proteggersi dall’aria gelida che aggredisce appena si esce dalle piscine.

Blue Lagoon tra i vapori

Lo shock termico è notevole, a volte crea improvvisi giramenti di testa che degenerano in insidiosi ma innocui svenimenti. Ovviamente questo accade a chi (come me e mio marito) ha sangue latino nelle vene, perché i vichinghi del posto sembrano essere atermici.

Di giorno (si fa per dire, perché comunque è praticamente sempre buio o quasi) ci si trastulla tra geysers e pozze d’acqua calda. Di sera e di notte invece ci si improvvisa cacciatori di aurore boreali. In realtà il Paese vanta una grande offerta di agenzie specializzate ed esperti del fenomeno che predicono giorno per giorno la possibilità che si verifichi un’aurora, indicando con precisione probabilità statistica, luogo e ora.

Strade sempre ghiacciate

Ma io e Roberto abbiamo optato per un maldestro fai-da-te. Con la nostra auto a noleggio, un’orrenda Skoda Yeti, semplicemente ci allontanavamo a caso dai centri abitati e attendavamo.

All’inizio Roberto ha optato per una guida prudente, visto che le strade erano in realtà degli spessi lastroni di ghiaccio. Poi ha preso confidenza con il mezzo e ha iniziato a giocare come un ragazzino coi pattini.

Risultato: siamo finiti fuori strada, in piena campagna islandese, nel culmine dell’inverno nordico. Sicuramente il mio giubbotto con doppia sciarpa e doppi guanti non mi sarebbero bastati per trascorre indenne la notte in mezzo al ghiaccio e il tentativo di mantenere un approccio zen confesso che è durato sotto i dieci minuti.

Avevo appena iniziato a ricoprire di insulti mio marito, quando abbiamo sentito il rumore di un’auto. Non potevamo crederci: davvero una fortuna sfacciata che qualcuno passasse in quella strada deserta a quell’ora della notte.

Certo, magari c’era solo una donna alla guida che mai sarebbe riuscita a rimetterci in strada, ma almeno avrebbe potuto chiamare dei soccorsi. Incredibile ma vero, l’auto era invece piena di giovani giocatori di basket, alti e muscolosi.

Sono scesi vestiti con la classica canotta e shorts da pallacanestro e noncuranti della neve e del ghiaccio, hanno sollevato il nostro Yeti e l’hanno rimesso in carreggiata. Io, che con più strati di abbigliamento addosso sembravo il Bibendum, il famoso omino della Michelin, li guardavo incredula.

Parco Nazionale di Tingvellir

Alla fine non siamo riusciti a vedere l’aurora boreale, forse qualche bagliore, ma il viaggio ci ha dato in ogni caso grandi emozioni. Anche il volo merita una menzione: noi abbiamo optato per una compagnia low cost autoctona, la Wow Airline, molto autoironica.

A ciascun passeggero, ad esempio, è stato fornito un sacchettino per il mal di aereo con un “vomitometro” che indicava al top dell’effetto emetico i piloti delle altre compagnie aeree, seguito dalle hostess della concorrenza, dai passeggeri etc. Nella toilette delle donne lo specchio gratificava tutte le passeggere con la scritta: sai che oggi dimostri almeno dieci anni di meno?

In quello degli uomini un: sai che assomigli proprio a George Clooney? solleticava invece l’ego maschile.

Unico difetto, peraltro comune a tutte le low cost, il prezzo esorbitante dei bagagli che ci ha obbligato a tenere addosso tutto l’abbigliamento del viaggio, strato sopra strato, costringendoci a una sauna involontaria durante il volo!

 

Questo articolo è tratto dal libro “CARTOLINE DAL MONDO. INSOLITE AVVENTURE NEI CINQUE CONTINENTI“.

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