Bimba del Darjeeling

INDIA: incontri imprevisti, da Calcutta al Darjeeling, fino ai piedi del Kangchenjunga

Prima tappa

Calcutta. La città della gioia

Era da anni che non tornavo a Calcutta…. Ho ritrovato il solito girone dantesco: milioni di abitanti, uno sopra l’altro con 40 gradi e aria irrespirabile…c’è chi si lava i denti con l’acqua di pozzanghera, chi scuoia un animale, chi si fa togliere un dente e chi come un fiore sta immobile per ore e si accascia a sera per rialzarsi al mattino.Il tutto immerso nello smog e nel rumore assordante di migliaia di clacson…questa è la città della gioia.

Baracche di Calcutta

A parte la nostra piccola oasi di pace e prosperità (l’Europa!), per il resto il mondo pullula di un’umanità brulicante, che non ha luce, acqua e a volte nemmeno una baracca dove stare. In India ormai hanno superato il miliardo di abitanti, gran parte in povertà. Per un occidentale le condizioni di vita sono inconcepibili. Ma l’essere umano si adatta a tutto. E anche tra i topi e la sporcizia qui le ragazze passeggiano incuranti  con i loro sari colorati e eleganti…

Seconda tappa

Ospitalità in famiglia e raccolta del tè in Darjeeling

Siamo ospiti in una mini casa di legno, che contiene una maxi famiglia. Abbiamo cenato in un mini tavolo con piatti e posate ,mentre la famiglia mangiava per terra con le mani da un unico recipiente. Così prevede il bon ton locale.

Pronti per andare a scuola

La stanza degli ospiti

Di notte concerto dei bimbi con la tosse e dei cani che si azzuffano.   Al mattino niente doccia: c’è solo un lavandino stile aereo, ma col tubo libero, che versa l’acqua sui piedi se non lo infili in un secchio. Vi sembrerà strano ma è molto divertente e accogliente. Ho anche provato a raccogliere il te’ con le grande cesta sulla schiena (che fatica!)

Terza tappa

Topo Gigio incluso nel prezzo

Questa è la storia: la simpatica famiglia indiana che ci ha ospitato,  ci ha accolto con calore…ma dopo qualche giorno senza doccia e confort occidentali volevamo trattarci bene prima di partire per il trekking, che prevede notti in rifugi spartanissimi. Abbiamo scelto di venire al “Singtom estate and resort” perchè e’ un hotel esclusivo in mezzo a una enorme tenuta coltivata a te’.

La raccolta del tè

Non è solo un hotel, ma quasi una  leggenda. Ebbene…non sapevamo che nel (costoso) prezzo a notte era incluso l’incontro ravvicinato con un’enorme pantegana che evidentemente abita nella nostra stanza. Ieri sera volevamo andarcene ma era ormai buio così  l’abbiamo chiamata ” Topo Gigio” e abbiamo optato per una scelta di tolleranza, cioe’ abbiamo deciso dividere la stanza con lui (lei?)…Stamane e’ venuto il proprietario della tenuta: ci ha detto che la nostra camera e’ sicuramente la migliore, quella preferita da Elisabetta Illy in persona (sì, proprio quella del caffè…),  sua carissima amica. Ha ovviamente aggiunto che non era mai capitato prima e che, comunque, siamo in mezzo alla campagna: può succedere. Abbiamo fatto colazione insieme e chiacchierato per piu’ di due ore bevendo un ottimo Masala Tea. Alla fine resteremo.

Ci piacerebbe avere almeno uno sconto per la forzata coabitazione con Topo Gigio per un’ulteriore notte…ma non sappiamo se ce lo riconosceranno. In India i ratti vivono anche nelle case chic…bisogna farci l’abitudine..

Singtom Tea Estate & Resort

Quarta tappa

Ai piedi del Kangchenjunga (8.586 mt.) tra India e Nepal

Confesso che un paio di volte ho pensato “ma chi me l’ha fatto fare??”.  Non tanto per la fatica delle svariate ore di cammino diurno perché, a parte il primo giorno in cui nebbia, pioggia e vento ci hanno sempre accompagnato, per il resto magnifici paesaggi e un sole splendente ci hanno ampiamente ricompensato. La parte più faticosa è stata quella serale/notturna in rifugi freddi come ghiacciaie, con una sporcizia esagerata, senza energia elettrica e, soprattutto, privi di un minimo di acqua per sciacquarsi almeno il volto e le mani dopo mediamente 7 ore di cammino. Abbiamo dormito completamente vestiti  nei nostri sacchi a pelo chiusi ” a mummia”, infilando dentro anche i vestiti per il giorno segue

Il salone del Singtom

nte (per evitare di trovarli congelati..).Ogni mattina però l’alba a 3.600 mt ci ha regalato uno spettacolo mozzafiato, con vista su Kangchenjunga, Everest,  e Lothse, tutte cime ben oltre gli 8.000 mt. In questi giorni ci ha fatto compagnia il nostro portatore, che è un ragazzino più esile e addirittura più piccolo di me. I turisti indiani si muovono in jeep perché odiano camminare: forse a breve asfalteranno e cementificheranno anche questi remoti paesini di montagna. Darjeeling, che era una magnifica cittadina aggrappata su di un monte, ora e’ un mostro di cemento, traffico infernale e immondizie. La densità di popolazione in questo paese è decisamente eccessiva , tanto più che nessuno ha rispetto dell’ambiente o delle regole di base. Mi godo perciò l’imponente spettacolo delle cime himalayane, senza lamentarmi troppo per le condizioni spartane degli alloggi: se l’alternativa e’ una cementificazione brutale,meglio i rifugi disadorni.

Il massiccio del Kangchenjunga (8.586 mt.)

Quinta tappa

Il borsone tossico

Da un angolo della camera da letto, stamane il borsone tossico mi osserva e mi ricorda le fatiche degli ultimi giorni. Contiene tutti gli indumenti intrisi di sudore, di fumo delle claustrofobiche cucine dei rifugi e di sporcizia varia. Ci ho ermeticamente chiuso anche gli scarponi che non mi ero mai tolta perché non avevo portato con me nessun altro tipo di scarpa o ciabatta. Ieri sera, nell’alberghetto cittadino,  ho goduto di voluttuosi piaceri, nell’ordine:

  1.  doccia calda che mi ha regalato pelle e capelli non solo puliti ma addirittura profumati,
  2.  pulizia dei denti con acqua corrente di fronte a uno specchio illuminato,
  3.  uso delle infradito (e pure qualche passo scalza!),
  4.  lenzuola linde su cui stendersi senza vestiti,
  5.  WC occidentale accessibile in pochi passi anche di notte…

E ovviamente super cena.. su cui ci siamo avventati famelici, come due cuccioli di leone la cui madre non cattura prede da giorni..

A proposito di animali: purtroppo in montagna non abbiamo avvistato il panda rosso, ma solo simpatici yak pelosi (di cui poi abbiamo riconosciuto le carni pendere sinistramente nelle cucine dei rifugi).

Un simpatico yak

I cani randagi invece abbondano ovunque, in montagna e in città, e passano le notti ad abbaiare fragorosamente. Il rumore più fastidioso è però prodotto dagli umani. E non mi riferisco solo alle urla e ai clacson: gli indiani hanno la simpatica abitudine di sputare sempre e ovunque, facendo precedere il gesto da un suono che in Europa nemmeno un malato di bronchite acuta, con le vie respiratorie intasate dal muco, saprebbe produrre!!!!

Davvero raccapricciante!!

 

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