INDIA: Darjeeling, il fantastico mondo del tè

Darjeeling oggi

Da vera appassionata di tè, da anni cercavo l’occasione di un viaggio per conoscere da vicino le tecniche di coltivazione e lavorazione di questo prodotto della terra che, come nessun altro, ha saputo stimolare rituali, avvicinare le culture, diventare gesto di ospitalità ed anche espressione di una precisa arte di vivere. E’ nei terreni dove altre piante muoiono, a un’altitudine elevata, con clima caldo, poco vento e fitte nebbie mattutine che crescono le più belle foglie di “Camellia sinensis”, offrendo paesaggi incantevoli. Dalla sua scoperta fino all’inizio del Seicento, il tè è rimasto sconosciuto in Occidente: fu grazie all’audacia di un botanico inglese che “rubo'” il segreto della sua fabbricazione, che iniziò ad arrivarvi, dapprima con le carovane, poi con le compagnie marittime. La sua qualità dipende dalla natura dei terreni e dal clima, ma anche dai gesti compiuti durante la raccolta e la lavorazione: si classifica infatti per metodo di raccolta e per colore e offre un’infinita varietà di sapori.  La Camellia sinensis cresce rigogliosa in molte aree della Cina, del Giappone, della Corea, di Ceylon, dell’Indonesia, del Vietnam, perfino del Kenya.

Piantagioni di tè

Ma è in India, e più precisamente in Darjeeling,  nel Nord-Est del Paese, sul massiccio dell’Himalaya, che cresce quello che viene considerato il più prezioso tè nero al mondo, lo “champagne dei tè”.  Le piantagioni del Darjeeling risalgono alla metà dell’Ottocento, quando la  città, situata oltre i 2000 metri di altitudine, era una nota stazione turistica montana dell’Impero Britannico in India, dove gli inglesi si recavano alla ricerca di refrigerio dalle afose estati delle pianure.  In questa zona, tra l’altro, è ancora in funzione una delle prime ferrovie costruite in India sulle montagne, la “Darjeeling Himalayan Railway, che si inerpica da New Jalpaiguri a Darjeeling, passando dai 100 metri sul livello del mare ai 2.200 metri di altezza in soli 78 chilometri, attraversando villaggi di montagna e incredibili paesaggi. La velocità è ovviamente limitata, circa 15 chilometri orari e l’alimentazione a carbone non aiuta, ma pare davvero di sentirsi all’interno di un film (non a caso, il regista  di film Wes Anderson gli ha dedicato una delle sue più divertenti opere,  “Un treno per Darjeeling” appunto).

Nonostante Roberto non sia certo un appassionato di tè, per tutti questi motivi ed anche per la necessità di acclimatamento prima di affrontare un trekking ai piedi del Kangchenjunga (il terzo monte più alto al mondo), non mi è stato difficile convincerlo a  trascorrere alcuni giorni tra le piantagioni di tè del Darjeeling.

Makaibari

Per addentrarmi nel modo più realistico possibile nel mondo del tè, mi piaceva l’idea di trascorrere alcuni giorni nelle case dei lavoratori del settore che, in realtà, guadagnano pochissimo (circa due dollari al giorno), a fronte di una dozzina di ore ricurvi sulle piantagioni di Camellia.   L’occasione ci è stata offerta dall’azienda Makaibari che, oltre a produrre un eccellente tè biologico, da qualche anno sviluppa con successo un progetto volto a far toccare con mano i segreti della loro coltivazione e produzione ai turisti interessati, facendoli  visitare la propria azienda e soggiornare nelle case dei loro dipendenti (che, in questo modo, possono aggiungere un importante fonte di reddito al loro limitato salario!).

Nonostante le abitazioni dei lavoratori del tè siano molto semplici, fatte di lamiere sottili e di stanzette minuscole, senza bagno e acqua corrente, l’ospitalità è stata così calorosa da non farci pesare alcun disagio: per soli 12 euro al giorno, ci hanno offerto tre pasti al giorno e molto calore umano!

Raccoglitrici di tè

Volevo tuttavia provare anche l’ebbrezza di essere ospite di una delle più antiche case da tè, la Singtom Estate, che è una vera e propria leggenda in quell’area. Fondata nel 1852, tuttora offre ai suoi visitatori 1600 acri di piantagioni, immerse in un paesaggio fiabesco, avvolte da una costante bruma e con l’inquietante vetta del Kangchenjunga (8.586 metri) sullo sfondo. All’interno della tenuta, al centro di un dedalo di viuzze sali e scendi, è situata l’antica dimora del fondatore dell’azienda, ora trasformata in un costoso resort. Per chi è alla ricerca di lusso e comodità di standard occidentale, la delusione è dietro l’angolo. Ma per chi, come me, voleva sentirsi nel cuore del fantastico mondo del tè, l’esperienza è stata davvero unica. Mi sono riempita gli occhi del magnifico paesaggio in cui mi trovavo immersa, ho mangiato ottimo cibo e, ovviamente, degustato tè eccellenti, alcuni dei quali raccolti solo poche ore prima nelle terrazze a pochi passi dalla mia stanza. Da provare!

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