GIBUTI: inquietudini geologiche e professionalità bizzarre

Rivendita di sale

Tutte le inquietudini, geologiche e politiche, del pianeta sembrano vibrare nello stato di Gibuti: stretto tra Eritrea, Etiopia e Somalia ed affacciato sul Golfo di Aden nella parte meridionale del Mar Rosso,  il piccolo Paese quasi si identifica  con l’omonima capitale, dove risiede la gran parte della popolazione. Il clima e ilterritorio sono tra i più inospitali del pianeta: siamo infatti nella depressione della Dancalia, una regione del corno d’Africa che comprende oltre allo stato di Gibuti, anche parte dell’Eritrea e dell’Etiopia e si caratterizza per temperature elevatissime, attorno ai 50 gradi nei mesi più caldi.

Nella baraccopoli di Balbalà

Si tratta di un’area desertica di 150.000 km2, chiamata  anche “triangolo degli Afar” perché abitata dall’omonima popolazione nomade, l’unica che riesce a sopravvivere, con i propri cammelli,  in un territorio da scenario dantesco, con paesaggi vulcanici surreali, geyser, laghi salati, fumarole calcaree e aride depressioni dove il calore della terra bolle tra zolfo e immense distese di sale.

Gibuti

Anche a Gibuti, vista l’aridità del suolo, non sono presenti corsi d’acqua perenni ma solo laghi salati: il Lago Abbe ( condiviso con l’Etiopia, che ne detiene la maggior parte della superficie) e il piccolo Lago Assal (54 Km²), che, trovandosi a -155 metri sul livello del mare, costituisce il punto più basso di tutta l’Africa ed il secondo a livello mondiale. Sicuramente si tratta di un luogo particolare, con un fascino inquietante ma unico, adatto a viaggiatori esperti alla ricerca di emozioni estreme.

Non sono molti, in effetti, i turisti che possono vantare di aver inserito nelle loro mete questo strano Paese che, oltre tutto, vista la sua posizione strategica sul territorio, è  terra di speculazioni e di investimenti industriali  e militari stranieri (gli Stati Uniti hanno una grande  base militare dal 2002,  Camp Lemonnier e la Francia ha tuttora un grande numero di soldati anche se la Brigade Legère della Legione Straniera, storica unità militare francese del corno d’Africa, ha lasciato  Gibuti nel 2011).

Un sarto nella baraccopoli di Balbalà

Ad essere onesta, nemmeno io sono capitata a Gibuti per motivi prettamente turistici: ero stata invitata da un’associazione di volontariato per dare un aiuto nello sviluppo di un progetto sanitario da tempo in fase di impasse. Contavo di fare anche un po’ di sano turismo sconfinando nella vicina Etiopia,  per visitare Harar,  luogo che aveva affascinato il poeta Rimbaud  e rappresenta la  quarta città santa dell’Islam al mondo. A  renderla famosa è una particolare tradizione:  ogni notte alcuni uomini nutrono le iene porgendo pezzi di carne dalle loro stesse mani, seguendo un’antica leggenda che considera questi aggressivi predatori degli animali benefici.

Bambini a Balbalà

Il visto per l’Etiopia stampato sul mio passaporto è risultato però una spesa inutile: dopo sole 48 ore a Gibuti, mi sono ammalata ed ho finito per trascorrere i successivi 18 giorni ricoprendo il ruolo di paziente, anziché di zelante volontaria di un progetto umanitario. Ho così potuto testare personalmente le strutture sanitarie del luogo, oggettivamente carenti sotto il profilo infrastrutturale e di mezzi a disposizione, ma sicuramente ricco di umanità e intraprendenza sotto il profilo umano. Basti dire che ho conosciuto il primo “anestesista muratore” della mia vita: di giorno impeccabile presenza all’interno di improvvisate sale operatorie, di notte volenteroso manovale in cantieri altrettanto precari.  Si sa, per arrivare ad uno stipendio dignitoso, a volte bisogna inventarsi doppi lavori stravaganti: in Africa accade da sempre, forse un giorno non lontano capiterà anche in Italia…..

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