FRIULI VENEZIA GIULIA: Gorizia e il Collio, originale “Melting Pot” tra dolci vigneti

L’Isonzo dal Monte Sabotino

Non so cosa mi abbia maggiormente conquistato: forse l’intrigante atmosfera di confine che vi si respira, o il fascino del “melting pot” o semplicemente il rilassante paesaggio delle dolci colline dal clima mite, a due passi sia dal mare che dalla montagna. Fatto sta che, capitata a Gorizia nel 1990 per studiare alla facoltà di “Scienze Internazionali e Diplomatiche”, poi non me ne sono più andata. All’inizio ho abitato nel  capoluogo isontino, originale crocevia delle culture latina, slava e germanica, dove nel 2004 è caduto l’ultimo muro tra Europa Occidentale e Orientale. Gorizia, un tempo chiamata la “Nizza austriaca”, fu molto amata dall’aristocrazia asburgica per i suoi giardini, il suo clima e stile di vita.

Piazza Transalpina, al confine tra Gorizia e Nova Gorica

A lungo appartenente all’Impero Austro- ungarico, divenne successivamente terra di durissimi scontri durante la Prima Guerra Mondiale, al termine della quale la città fu assegnata all’Italia.
Negli anni ‘40 venne occupata, alternativamente, sia dai partigiani iugoslavi di Tito che  dai tedeschi, che la inglobarono nel Litorale Adriatico tedesco. Nel 1947 il trattato di pace di Parigi, stabilì i  nuovi confini che attraversarono lo stesso nucleo abitato della città: alla Jugoslavia, infatti, andarono oltre che ampie aree della provincia, la parte della periferia urbana situata a nord e ad est, inclusi alcuni edifici e strutture di pubblica utilità come la stazione ferroviaria che collegava la città isontina all’Europa Centrale. L’attuale Piazza Transalpina, davanti alla stazione, fu divisa in due ed andò  in parte a Gorizia e in parte al futuro centro di Nova Gorica, edificato nei successivi anni per fungere da capoluogo amministrativo dell’area goriziana restata in territorio sloveno.

Piazza Vittoria

Per capire Gorizia bisogna conoscerne non solo la sua origine mitteleuropea (le cui tracce sono ancora molto evidenti nei palazzi, nel cibo e nella mentalità della gente) ma anche la sua tormentata storia di città contesa e poi divisa in due parti da un rigido confine che per troppi anni ha separato le comunità, alimentando diffidenza e ostilità reciproche. Dal 1991 Nova Gorica è diventata la seconda città per importanza della Slovenia e grazie al trattato di Schengen il confine non esiste più, se non nella mentalità di chi ancora stenta a fare pace con il passato. Per me la Slovenia è una rilassante terra di boschi e montagne, che frequento per lunghe camminate, ottime cene in ristoranti gourmet  o piacevoli saune nei suoi centri wellness.

Agriturismo e relax

Amo in particolare la zona collinare chiamata Brda, a due passi dal Collio goriziano: insieme costituiscono un territorio relativamente piccolo (150 Km quadrati divisi tra la provincia di Gorizia e la Slovenia) ma molto intenso, terra di vini famosi in tutto il mondo, di ristoranti stellati e di magnifiche strade panoramiche che zigzagano tra vigneti e ciliegi, con piste per mountain bike e per i podisti. Ed è proprio nel Collio che mi sono spostata a vivere dal 2009, in particolare nel piccolo comune di Capriva del Friuli dove si trova il Castello di Spessa: hotel di charme, ristorante, campo da golf e location storica, con una cantina splendida da visitare, che affonda le sue radici nel XVI secolo.

Il Castello di Spessa

In molti sostengono che per conoscere il Collio, bisogna partire dai vini: il pinot grigio, il sauvignon, la ribolla gialla, il picolit e il tocai, oggi chiamato “Friulano” (nel 1995 ha dovuto cambiare il nome in seguito a una discutibile disputa con l’Ungheria).  In queste terre si trovano produttori di vino famosi, come Keber, Jermann, Primosič o Felluga. E, nel giro di pochissimi chilometri, ristoranti per tutti i gusti e le tasche: da quelli più chic come la Subida di Joško Sirk,  Al Giardinetto, la Tavernetta Al Castello o, (appena al di là del confine) Gredič, alle osterie come Koršič o l’Osteria della Subida, fino agli agriturismi più semplici e veri come Orzan. Mi ritengo molto fortunata a vivere in mezzo ai vigneti, in un luogo in cui i turisti sono disponibili a spendere molti soldi per venire a rilassarsi, godere della natura e dell’offerta enogastronomica. Si tratta di un turismo di nicchia, di chi apprezza la qualità dei dettagli e lo “stile di vita slow”. In mezz’ora, in ogni caso, si può raggiungere la costa adriatica o città di maggiori dimensioni e di grande interesse, come Trieste.

Vigneti del Collio

Il Friuli Venezia Giulia è una regione piccola, la cui ricchezza sta nella grande varietà di paesaggi, culture, lingue e abitudini di vita, a volte insospettabilmente diverse, soprattutto se si confrontano le zone friulane con quelle della Venezia Giulia. Personalmente provengo dal Pordenonese, un’area “neutra” rispetto alla storica rivalità tra Udine e Trieste, ho frequentato in par condicio entrambe le Università (quella di Trieste per laurearmi, quella di Udine per ottenere il dottorato di ricerca) e lavoro sia nelle sedi dell’ente regionale del capoluogo giuliano che di quello friulano. Insomma, sono assolutamente super partes.

Capriva del Friuli

A Capriva ho vicini di casa non solo friulani e di altre zone d’Italia, ma anche sloveni e austriaci e mi piace molto sentire, nel loro esprimersi in italiano, riferimenti a modi di dire e a vocaboli della lingua friulana, tedesca e slovena. Ma, più di tutto, amo svegliarmi ammirando in mezzo ai vigneti  i caprioli che timidamente si avvicinano fino ad arrivare a due passi da casa: impagabile!

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