Moschea sospesa sull'acqua del Sungai Mahakam

INDONESIA: Kalimantan, cosa fare nel Borneo Indonesiano

Orang-outan nel Borneo Indonesiano

Orang-outan al Samboja Lestari

Kalimantan, perchè andare

Perchè andare fino nel Kalimantan, il Borneo meridionale, politicamente appartenente all’Indonesia? Perchè, dopo tante ore di viaggio, si dovrebbe saltare su un altro aereo per dirigersi verso un’isola massiccia, montuosa e meteorologicamente instabile, dove le belle spiagge sono poche e situate su isole remote?

Proviamo a spiegarlo in questo articolo, in cui parliamo del nostro viaggio nel Borneo indonesiano, che è stato breve, ma entusiasmante sotto tanti aspetti. Continua a leggere

L’INDONESIA VISTA DA FB

Kadidiri Paradise, Togean Islands

APPUNTI DI VIAGGIO IN INDONESIA (3/4 – 3/5 2019)

Su richiesta di alcuni amici, abbiamo voluto unire in un solo articolo tutti i commenti che abbiamo postato durante il nostro viaggio in Indonesia dell’aprile 2019. Ne esce un racconto divertente e un pò sconclusionato, che però potrà essere approfondito negli articoli dedicati alle singole parti che illustrano in maniera più dettagliata le informazioni essenziali per affrontare un viaggio in Borneo (Kalimantan), a Sulawesi o a Flores.

Allora adesso mettetevi comodi e andiamo insieme a visitare l’Indonesia con i racconti di Cristina & Roberto.

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MALESIA: nel Borneo è ancora avventura

Disboscamenti nel Borneo Malese

Informazioni utili per organizzare un viaggio zaino in spalla nel Borneo

Perchè andare

Sarawak e Sabah evocano nella mente di molti i racconti di Salgari su Sandokan e le “Tigri della Malesia”. Pensare ad un viaggio nel Borneo significa avere voglia di un viaggio emozionante e, se possibile, avventuroso. Nonostante l’isola del Borneo sia stata sfruttata per le sue risorse naturali (il Kalimantan, la parte indonesiana, per il petrolio, Sabah e Sarawak per il legname) e dunque l’ambiente abbia subito duri colpi, è ancora possibile trovare emozione ed avventura in un contesto naturale assolutamente straordinario. Il mio viaggio nel Borneo Malese è stato dunque un’esperienza entusiasmante. Ecco perchè e come organizzarsi per fare altrettanto. Continua a leggere

VIETNAM: Phu Quoc, spiagge incontaminate e giungla lussureggiante

Pescatori

PHU QUOC: spiagge incontaminate e giungla lussureggiante

Sarà per l’alta densità di popolazione, o per la propensione degli abitanti a cementificare ogni luogo e  saturare le strade con un traffico indiavolato di motorette ed auto: fatto sta che il primo impatto con il Vietnam mette a dura prova i nervi.  Sia che si atterri nel sud del Paese a Saigon (odierna Ho Chi Minh) o al nord nella capitale Hanoi, ci si ritrova subito immersi in metropoli caotiche, inquinate e rumorose. Per questo,  eravamo piuttosto preoccupati da ciò che avremmo trovato a Phu Quoc, isola che da qualche anno punta ad un turismo internazionale . Continua a leggere

BIRMANIA: Ngapali Beach, il paradiso che non ti aspetti

La spiaggia di Ngapali

Ngapali beach: il paradiso che non ti aspetti

Un autentico paradiso:  mare turchese, sabbia bianca immacolata, palme da cocco che si lasciano accarezzare da una costante brezza e, soprattutto,  pace e silenzio. Questa è Ngapali Beach, un eden tropicale che si affaccia sul Golfo del Bengala e che  non ti aspetti di trovare perché, normalmente, le spiagge di una simile bellezza sono già diventate mete di turismo di massa e finite nelle mani di speculatori che hanno cementificato ogni angolo.

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VIETNAM: dal sud al nord del Vietnam, appunti di viaggio

Frutta al mercato

Vietnam: dal sud al nord, appunti di viaggio

PRIMO IMPATTO: MOTORETTE, MERCATI E AUTISTI STORDITI
Prima immagine del Vietnam: migliaia di motorette che sfrecciano ovunque, a destra, sinistra, in mezzo alla strada e sui marciapiedi, incuranti dei pedoni. Sono cariche di borse e oggetti e portano 3, 4 persone alla volta, ognuna con la sua mascherina anti smog. Seconda immagine del Vietnam: decine di mercati dove tra la frutta colorata sbucano interiora di animali, bisce, rane, orecchie di maiali, zampe e code di varie dimensioni. Venditori anziani, adulti e bimbi accovacciati tra la loro merce ti guardano incuriositi. Terza immagine: il nostro autista, che doveva parlare inglese, ma capisce solo “stop”. Nessun’altra parola. In nessun’altra lingua. Non conosce le strade e guida pure male. Ma per gli stranieri è proibito guidare auto a noleggio, perciò, pur essendo a ‘casa loro’,  bisogna improvvisarsi navigatori e indicare con le mani il percorso da seguire a guidatori che sembrano ‘autistici’ più che autisti…

Traffico di motorette ad Hanoi

Risaie del Delta del Mekong

DELTA DEL MEKONG: MA DOVE SONO I BUFALI???

Dal delta del Mekong mi aspettavo immense risaie con laboriosi vietnamiti con i loro tipici cappelli in paglia e placidi bufali al pascolo. Mi immaginavo canali limacciosi diventare color arancio al tramonto e un brulicare di piccoli villaggi su palafitte. In effetti tutto ciò si può ancora vedere, ma prevalgono le città di migliaia o addirittura milioni di abitanti che si susseguono una attaccata all’altra,  con il loro traffico caotico e una modernità un po’ disgraziata. Per fortuna siamo riusciti a dormire in strutture semplici, su eco capanne di bambu’ in mezzo ai canali, tra pescatori che tiravano le loro reti e bambini che si lavavano al fiume tra una corsa e l’altra. Abbiamo anche apprezzato lo spettacolo dell’alba, addentrandoci con una vecchia barca dai canali fino al cuore del Mekong, dove alle 5 del mattino si svolge un movimentato mercato galleggiante. Anche quello, ce lo figuravamo più raccolto e pacato, ma resta ancor oggi uno spettacolo unico nel suo genere.

Mercato galleggiante di Cai Rang

PHU QUOC: MARE LIMPIDO E RELAX

In poco più di un’ora di aliscafo, si arriva a Phu quoc, isola tropicale dove si produce ottimo pepe, a lungo contesa tra Cambogia e Vietnam. Palme, spiaggia simil borotalco, mare  limpido e turchese. Anche qui la cementificazione è dietro l’angolo, ma per fortuna più dell’ ottanta per cento  dell’isola è ancora giungla e una legge la tutela.  Siamo di nuovo in un eco resort, ma questo è davvero chic, con raffinati bungalow tra gli alberi, ristorantino gourmet affacciato sul mare e una piccola ma scenografica spiaggia privata. Pochi clienti, per lo più tedeschi. In posti così, regnano pace e relax.
Notti silenziose, con il rumore del mare di sottofondo e qualche geko aggrappato ai muri, con l’inconfondibile  verso stridulo: GHEEE-KOOO, GHEE-KOOO…Sicuramente non sono belle, ma queste strane creature sono davvero troppo buffe e simpatiche!

Relax all’Eco Beach Resort di Phu Quoc

Copricapo vietnamita

L’ALTRO VOLTO DI PHU QUOC
Per tornare in terraferma, non ci affideremo più al ‘Superdong’ (l’aliscafo), ma a Vietjet, super low cost vietnamita che ci porterà direttamente da Phu Quoc ad Hanoi, la capitale. Nel frattempo, da veri turisti, abbiamo noleggiato uno scooter per poco più di cinque euro, tutto sommato abbastanza funzionante e con tanto di caschetto (seppur in plastica sottile…). Da veri vietnamiti abbiamo zigzagato tra il traffico dell’isola con il buffo (e inutile) caschetto,

gli occhiali, la bandana anti inquinamento alla bocca e il pollice fisso sul clacson per segnalare il nostro arrivo. Abbiamo visto: macellai ai bordi della strada accovacciati tra i pezzi di carne in vendita sopra il tavolo, una sposa con un vaporoso abito bianco posare per un servizio fotografico in mezzo alla giungla con il partner dalla folta chioma impomatata e un po’ di eco-mostri in costruzione in vari punti lungo la costa. Per il resto, il panorama è quello che ci si può attendere da una bella isola tropicale: foreste, palme, scorci di mare, villaggi. Nel weekend contiamo invece di esplorare le montagne del nord.

 

SAPA: MINORANZE ETNICHE O COMPARSE?

Bastano poche ore per passare dal caldo afoso del Delta del Mekong al freddo e alla nebbia di Sapa, città del Nord vicino al confine con la Cina, circondata da imponenti montagne abitate da tribù antiche. Viste le previsioni meteo sfavorevoli (pioggia e nebbia!) non ci aspettavamo certo di poter salire sul Fansipan (3.143 mt), la vetta più alta del Vietnam. Tuttavia, ieri sera avevamo puntato la sveglia per le 7,  fiduciosi di poter fare un trekking di una dozzina di chilometri sul crinale a est di Sapa, tra i villaggi abitati da Hmong neri. Alla fine abbiamo dovuto accontentarci di un trekking ancora più ridotto, immersi in nubi basse e pioggia, fino a Cat Cat, villaggio in cui le etnie fanno le comparse per i turisti. In effetti le minoranze etniche sembrano relegate ai margini della società, costrette a vendere piccoli oggetti artigianali per le strade, far chiedere  l’elemosina ai propri bimbi o, appunto, vestirsi con gli abiti tradizionali e fare da scenografia alle foto dei turisti. Alla fine ci è sembrato più autentico lo sterminato autogrill dove ci siamo fermati a pranzo ieri lungo la strada tra Hanoi e Sapa: bus enormi che scaricavano frotte di vietnamiti, cibo in abbondanza ma dall’aspetto poco rassicurante, bagni in stile autoctono, senza muri ma con piccoli separe’. E gli immancabili cantieri edili con piccoli operai con il cappello in paglia e le “infradito anti-infortunistica”.

Minoranze Hmong a Sapa

 

BAIA DI HALONG: COME TRASFORMARE UN SITO DELL’UNESCO IN UN TURISTIFICIO

L’aspettativa era alta: la Baia di Halong  è patrimonio dell’UNESCO e dovrebbe offrire scenari indimenticabili. La Lonely Planet inoltre, specificava che il mese migliore per visitarla è novembre, con il cielo terso e il sole che splende.  Si trova relativamente vicino ad  Hanoi  (circa 150 chilometri) ma, visto il traffico infernale, reso ancor più ingestibile dalla guida indisciplinata e dalla strana abitudine di celebrare funerali o matrimoni allestendo gazebo in mezzo ala strada, ci abbiamo messo più di cinque ore per arrivare a destinazione.  Il luogo, pur essendo suggestivo, è stato trasformato in un “turistificio”….A malincuore ci siamo rassegnati ad adempiere ai nostri doveri turistici.  Per giunta il cielo era pure grigio e a tratti piovigginava.

L’ingresso nella Baia di Ha-Long

CUCINA VIETNAMITA: MERITA IL VIAGGIO?

Nonostante l’ottanta per cento dei vietnamiti sia ateo, si vedono spesso statue raffiguranti divinità ai cui piedi vengono lasciate zuppe, biscotti, frutta e alimenti di tutti i tipi. A proposito di cibo: Lonely Planet dice che la cucina vietnamita merita da sola il viaggio. Personalmente, preferisco di gran lunga la ben più speziata cucina indiana, o quella tailandese, molto più piccante. La frutta però è straordinaria, se ne trova di tutte le forme, colori, sapori: mango, papaya, guava, dragon fruit, duria, lychee, anguria, noce di cocco e molta altra dai nomi impronunciabili e dal sapore inconsueto. Temo che la frutta tropicale, insieme agli spring rolls avvolti nella carta di riso che hanno accompagnato ogni mio pasto, mi mancheranno non poco al rientro in Italia!!!

Cucina Vietnamita

 

RIENTRO A CASA CON RIFLESSIONE

Niente clacson, traffico ordinato, poca gente sulle strade, cartelli e regole ovunque che indicano come comportarsi: ebbene sì, siamo rientrati nella rassicurante Gorizia. Il colorato caos vietnamita è ancora vivo nei ricordi e una riflessione si fa più nitida: i giovani asiatici sono tantissimi, tutti super competitivi, motivati, pronti a qualunque cosa pur di migliorare le proprie condizioni e abituati al sacrificio e alla fatica…Come se la caveranno i nostri (pochi) giovani della vecchia e pigra Europa nella competizione con generazioni di asiatici così grintosi e determinati?

In strada ad Ho Chi Minh City

Pedicure per strada ad Hanoi

INDIA: Darjeeling, il fantastico mondo del tè

Darjeeling oggi

Da vera appassionata di tè, da anni cercavo l’occasione di un viaggio per conoscere da vicino le tecniche di coltivazione e lavorazione di questo prodotto della terra che, come nessun altro, ha saputo stimolare rituali, avvicinare le culture, diventare gesto di ospitalità ed anche espressione di una precisa arte di vivere. E’ nei terreni dove altre piante muoiono, a un’altitudine elevata, con clima caldo, poco vento e fitte nebbie mattutine che crescono le più belle foglie di “Camellia sinensis”, offrendo paesaggi incantevoli. Dalla sua scoperta fino all’inizio del Seicento, il tè è rimasto sconosciuto in Occidente: fu grazie all’audacia di un botanico inglese che “rubo'” il segreto della sua fabbricazione, che iniziò ad arrivarvi, dapprima con le carovane, poi con le compagnie marittime. La sua qualità dipende dalla natura dei terreni e dal clima, ma anche dai gesti compiuti durante la raccolta e la lavorazione: si classifica infatti per metodo di raccolta e per colore e offre un’infinita varietà di sapori.  La Camellia sinensis cresce rigogliosa in molte aree della Cina, del Giappone, della Corea, di Ceylon, dell’Indonesia, del Vietnam, perfino del Kenya.

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MALDIVE: in caicco è meglio

Fulidhoo, Maldive

Le Maldive non sono mai state tra le mie mete preferite. Pensare di passare una settimana o più in una spiaggia, pur bellissima, facendo solo vita di mare, trascinandosi dalla camera al buffet dell’albergo, alla spaggia e ritorno, non mi attira affatto. Detta così lo so che posso sembrare incontentabile, che nella vita può capitare ben di peggio, ma cosa volete farci, se proprio devo salire in aereo e organizzarmi un viaggio, voglio almeno avere la possibilità di scegliere cosa fare, la vita di mare dopo due giorni comincia ad annoiarmi.

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INDIA: sulla Singalila Ridge tra India e Nepal

Il rifugio di Sandakphu, tra India e Nepal

Avevo sentito parlare di un trekking con panorami mozzafiato nella regione di Darjeeling, nel West Bengal. Mi sono un pò documentato su internet ed ho effettivamente trovato un percorso che sembrava interessante, ma poi ho lasciato perdere. Dopo qualche settimana la lettura di un bel libro di Stefano Ardito, “Kangchenjunga, il gigante sconosciuto”, mi ha aperto gli occhi. Con Cristina dovevamo organizzare il nostro viaggio di primavera, quello tradizionale che coincide con il nostro anniversario di matrimonio, e abbiamo discusso di un itinerario in quella zona dell’India. Si è appassionata subito anche lei a questo itinerario ancora poco conosciuto, come la montagna che ne fa da sfondo, il Kangchenjunga.

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Bimba del Darjeeling

INDIA: incontri imprevisti, da Calcutta al Darjeeling, fino ai piedi del Kangchenjunga

Prima tappa

Calcutta. La città della gioia

Era da anni che non tornavo a Calcutta…. Ho ritrovato il solito girone dantesco: milioni di abitanti, uno sopra l’altro con 40 gradi e aria irrespirabile…c’è chi si lava i denti con l’acqua di pozzanghera, chi scuoia un animale, chi si fa togliere un dente e chi come un fiore sta immobile per ore e si accascia a sera per rialzarsi al mattino.Il tutto immerso nello smog e nel rumore assordante di migliaia di clacson…questa è la città della gioia.

Baracche di Calcutta

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