BOTSWANA: campeggiare nella savana

Il campeggio a Third Bridge

Organizzare un viaggio in Botswana mette a dura prova i nervi anche dei più navigati frequentatori del continente africano. Prezzi esorbitanti, clima insopportabilmente caldo, voli costosi e strade impossibili. E paradossalmente difficoltà nel prenotare un mezzo di trasporto ed un alloggio dall’Italia perché on line risulta tutto inspiegabilmente già terminato, quasi fosse una destinazione di massa soggetta al “tutto esaurito”.

Noi abbiamo deciso di andarci comunque, anche se dopo mesi passati a collezionare mancate risposte a mail e telefonate, in effetti non eravamo riusciti a prenotarci né un’auto né una piazzola all’interno di un qualunque camping del Botswana. Sapevamo solo che avremmo trovato molto caldo, visto che ad ottobre le temperature raggiungono il loro apice, così come la siccità: non a caso lo chiamano il mese dei pazzi. Ma è anche il periodo in cui  è più facile avvistare gli animali che in mezzo a un paesaggio così arido e privo di vegetazione sono più visibili e, prima o poi, si radunano vicino alle pochissime pozze d’acqua residue.

In partenza per il Delta!

Avevamo messo in conto che, se non fossimo riusciti a trovare un fuoristrada, avremmo trascorso le nostre giornate in qualche squallido alberghetto senza nulla da fare, rintanati in una stanza con quei vecchi  impianti di aria condizionata, di quelli che emanano un’aria gelida e polverosa ed il cui assordante ronzio ogni tanto viene repentinamente coperto da un frastuono violento , che sembra una scarica di kalashnikov, ma in realtà proviene dal frigo bar (rigorosamente vuoto ma imprevedibilmente rumoroso). Forse perché eravamo molto motivati a trovare una soluzione per evitare questa deprimente prospettiva o forse perché, banalmente,  la fortuna aiuta gli audaci, appena arrivati a Maun abbiamo trovato un taxista disposto ad aiutarci. Non il solito morto vivente, e neanche il tipico autista esoso che vuole solo depredarti un bel gruzzolo di dollari, ma un ragazzo onesto e collaborativo.  Con il suo aiuto abbiamo setacciato la città in cerca di  noleggi auto e di agenzie private e pubbliche disposte a prenotarci un alloggio dentro i parchi o almeno a darci informazioni.  Lì abbiamo capito il senso del detto “è il gatto che si morde la coda”: prima di noleggiare l’auto (dal modico costo di 250 dollari al giorno) dovevamo essere certi di trovare posto per dormire all’interno dei parchi, ma prima di prenotare qualunque forma di alloggio (tutti spaventosamente cari) all’interno dei parchi, avevamo bisogno di sapere se potevamo contare sul fuoristrada.  In Europa non sarebbe stata un’impresa difficile ma in Botswana si è rivelata addirittura eroica:  l’impiegato medio, soprattutto se dipendente statale, ha la velocità di un bradipo e anziché, in un’ottica di marketing, cercare di venderti il prodotto cerca di dissuaderti dal comprarlo.

Fa caldo per tutti!

Alla fine ce l’abbiamo fatta, complice il fatto che abbiamo trovato un’impiegata anglosassone piuttosto spigliata: siamo così riusciti a noleggiarci un bellissimo Land Cruiser con tenda sul tetto, completo di GPS, telefono satellitare, scorta di acqua potabile, pentole e amenità varie. E a prenotare una piazzola all’interno del Delta dell’Okawango, nel famoso Third Bridge Camp: un posto leggendario per gli amanti dell’Africa e dei safari. Come il nome suggerisce, si tratta di una zona paludosa, dato che l’enorme fiume non arriva fino al mare ma “sfocia” nel deserto del Kalahari. Ed è proprio nel suo delta che si concentra il maggior numero di animali: felini, elefanti, coccodrilli, giraffe, zebre, ippopotami, rinoceronti, facoceri, per non parlare di uccelli di ogni colore e forma. Tutto questo ben di Dio dovrebbe giustificare l’assurdo prezzo di una banale piazzola (40 dollari a testa al giorno nei camping pubblici, molto di più in quelli privati) o peggio di una stanza in un resort (500-600 dollari a testa a notte), senza considerare la tassa iniziale di ingresso nel parco: ci sono rapinatori professionisti che sanno essere meno esosi.

In mokoro sul delta dell’Okavango

Le piazzole del Third Bridge Camp sono ovviamente posizionate vicino alle maggiori pozze d’acqua, proprio per rendere più facili gli incontri ravvicinati.  Non si può infatti mai scendere dall’auto, soprattutto dopo il tramonto quando, anche per raggiungere il bagno bisognerebbe andare con un mezzo. Peccato che, una volta montata la tenda sopra il tetto, non sia più possibile muovere la jeep nemmeno in caso di urgenti bisogni fisiologici, perciò bisogna trovare altre soluzioni: è in questi casi che una donna capisce come, almeno in questo ambito,  l’uomo parta avvantaggiato da madre natura!

Se allarga le orecchie, prestare attenzione!

Il delta dell’Okavango: un ambiente meraviglioso

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *