ARGENTINA: Aconcagua, trekking d’alta quota

Cerro Aconcagua

Quando con il mio amico Pablo, nato in Uruguay e compagno di tanti viaggi, abbiamo individuato il Cerro Aconcagua come prossima nostra meta, si è subito impadronita di noi una euforia tutta particolare. Ci eccitava l’idea di misurarci con una montagna alta quasi 7.000 metri (6.962), ma che non richiedeva la competenza in tecniche alpinistiche che non conoscevamo e che non ci interessavano.

Siamo partiti dunque in gennaio dopo alcuni mesi di preparativi carichi di aspettativa e di bagaglio. Portavamo con noi infatti abbigliamento da alta montagna, con maglie termiche, piumini, scarponi doppio scafo, guanti, fornelli a benzina, sacchi a pelo supercaldi, tenda da alta quota, provviste e altro materiale necessario quando si affronta un trekking della durata di almeno 10 giorni, con l’obbiettivo di salire molto in alto.

Ingresso del Parque Nacional Aconcagua

Lasciammo l’Italia con destinazione Mendoza, nell’Argentina centro-occidentale. Qui il passaggio è obbligato per munirsi dei permessi per fare trekking (fino a Plaza de Mulas, circa 4.300 mt.) o alpinismo, fino alla vetta. Questi permessi vengono rilasciati solo all’Ufficio del Turismo Municipale nella bella cittadina argentina. Occhio, perchè i rangers all’ingresso del parco non fanno entrare chi non li ha!

Se si vuole provare a salire fino alla vetta, bisogna chiedere il permesso per il trekking “largo”, del costo di circa 130 US$, altrimenti per il rifugio di Plaza de Mulas è sufficiente il trekking “corto”, molto più economico.

Si prende poi il bus per Plaza de Mulas, un paesino situato sulle piste da sci di Mendoza a circa 2.700 metri di altitudine. Qui si trovano un paio di hotel spartani (Hostel de la Vieja Estacion è basico e molto economico), una locanda e uno spettacolare ponte di pietra ricoperto dai sedimenti delle acque sulfuree del Rio de las Cuevas. Base naturale per la salita, Puente del Inca è anche il luogo dove si possono noleggiare dei muli per portare il materiale da alta montagna fino a Plaza de Mulas, risparmiandosi una fatica immane per i primi due/tre giorni di cammino. Un mulo può portare fino a 60 kg e costa circa 65 euro. E’ possibile anche contattare guide e/o portatori. Circa due km. oltre Puente, c’è l’ingresso del Parco Nazionale Aconcagua, dove si sbrigano le formalità di ingresso: controllo dei permessi, consegna delle buste per lo stivaggio dei rifiuti (che vanno riconsegnati all’uscita), raccomandazioni. Da qui una pista di circa 40  km porta alla vetta attraverso la via Nord-Ovest, la più frequentata e accessibile.

Campamento Confluencia

Si attraversa dunque lo splendido paesaggio della Laguna de los Horcones, per arrivare in circa 4 ore ed una salita costante e non durissima a “Campamento Confluencia”, la prima tappa del trekking che porta alla vetta della “Sentinella di Pietra”, traduzione del termine quechua che pare abbia dato origine al nome Aconcagua. Confluencia si trova a circa 3.200 mt di altitudine e, per un migliore acclimatamento, richiederebbe una sosta di due notti. E’ comunque un posto dove sono presenti tende fisse nelle quali vengono serviti i pasti. Una deviazione porta alla Parete Sud, via alternativa molto impegnativa e rischiosa.

Da Confluencia si parte per una lunga camminata in leggera ascesa attraverso una valle sassosa chiamata la “Quebrada del los Horcones” che si conclude ai piedi di una ripida ascesa. Si può fare il campo qui per la notte, oppure i più allenati possono salire con fatica fino a Plaza de Mulas, quota 4.300 mt., dove si può piantare la tenda nel campamento omonimo o sostare all’Hotel-Refugio

Relax al Refugio Plaza de Mulas

Aconcagua Hut, ritrovo di andinisti e trekkers provenienti da tutto il mondo. Al rifugio si può pernottare in camere singole/doppie/camerate, fare docce calde e usufruire del servizio di ristorante/bar. Qui si fa la prte più importante dell’acclimatamento, sostando più giorni, durante  quali si possono salire i picchi circostanti, e riposarsi aspettando la finestra di tempo stabile per provare a salire in vetta. Ottimo sarebbe montare la tenda al primo campo alto, “Nido de Condores” a quota 5.300 mt. per poi scendere a dormire di nuovo a Plaza.

Quando ci si sente pronti si può partire per l’ultima parte dell’ascesa, quella più impegnativa che richiede attrezzatura e preparazione adeguata. La prima tappa è il campo alto di Nido de Condores, un’ mpia sella innevata spesso battuta da forti venti che richiedono tende da montagna perfettamente montate per evitare di essere strappate. Pernottare qui è già un’esperienza fantastica per chi non è un alpinista esperto. La quota si fa sentire e la violenza del vento a volte fa veramente paura, ma nelle giornate di sole la vista che si apre sulla Cordigliera delle Ande (le cui cime sono per la maggior parte già sotto di noi) è sublime.

Purtroppo io e Pablo avemmo problemi a Nido. Lui a causa di un’insolazione presa durante la salita del giorno prima da Plaza de Mulas fu costretto a scendere anzitempo e io, caricandomi di tutta l’attrezzatura provai a incamminarmi da solo verso quota 6.000 mt. dove il rifugio Berlin, una semplice baracca di legno ma molto apprezzata a quell’altitudine, costituisce l’ultima tappa prima della vetta. Ma a metà strada la mia ernia cervicale, sollecitata dal peso dello zaino, mi ricordava che facevo parte del popolo delle pianure. Gli antidolorifici fans non funzionano a quelle quote e dunque anch’io ho dovuto rinunciare riguadagnando in serata il confort del rifugio di Plaza de Mulas.

Campamento Nido de Condores

Salendo verso Refugio Berlin

Tornando il giorno seguente verso Puente del Inca senza aver potuto raggiungere la vetta, assieme a Pablo abbiamo però potuto apprezzare ancora meglio, superata l’euforia della scalata, gli scenari maestosi dell’Aconcagua. L’esperienza che abbiamo fatto nei 10 giorni passati a camminare e salire sulle sue pendici è di quelle che non si dimenticano, per i paesaggi, per la fatica, per la gente che si incontra sul percorso.

Noi abbiamo provato a fare tutto da soli, e questa è già una grande soddisfazione, ma bisogna ricordarsi sempre di rispettare molto una montagna che sfiora i 7.000 mt. e ricorrere all’aiuto e all’organizzazione di professionisti può agevolare molto e aumentare le probabilità di raggiungere la vetta. Ci sono molti operatori, con sede a Mendoza e base anche a Puente del Inca. Uno dei più conosciuti è ACOMARA EXPEDITIONS, che nel suo sito fa anche una descrizione dettagliata del percorso da affrontare. Utilissimo!

Per ultimo, una nota sulla differenza tra il salire una montagna come Aconcagua e una come il Monte Bianco, Diversità tecniche e altimetriche a parte, l’approccio è totalmente diverso. Noi possiamo salire il Monte Bianco arrivando a Courmayeur il venerdi e affrontando il trekking fino al rifugio Gonella dove si arriva in serata. Il mattino seguente ci si sveglia presto e si attacca la vetta, ridiscendendo al rifugio in giornata. La domenica si torna a Courmayeur e da li a casa nello spazio di un week-end. All fine diventa tutto veloce e stressante e il piacere dello stare in montagan immersi nella natura un pò si perde o non si gode appieno.

Per l’Aconcagua si deve fare diversamente. L’avvicinamento deve per forza essere fatto a piedi e richiede due o tre giorni. Poi c’è l’acclimatamento in quota, altri due/quattro giorni per farlo bene. Infine l’assalto alla vetta in almeno due o meglio tre giorni. Il rientro richede un’altra giornata o due di cammino. C’è tutto il tempo per apprezzare l’ambiente che ci circonda e la lentezza del camminare a piedi, medicina contro lo stress della vita quotidiana.

E’ un pò la differenza tra una gara di corsa da ottocento metri e una maratona. Bisogna scegliere quella che piace di più.

Buon viaggio!

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